Un caffè a Crea…

Testo scritto insieme a Sergio Pistillo, Luca Curreli e con la redazione di Silva Borrelli.

Le avventure talvolta nascono da idee buttate lì, così, per caso.

Capita che uno dica “Andiamo a prendere un caffè” e, come se non ci fossero posti più vicini, ridendo e scherzando si fa il nome dell’Abazia di Crea.

Ci sono 70 km da qui a Crea, ma se di tre amici alcuni hanno bisogno di fare un po’ di km per allenarsi e altri hanno voglia di viaggiare in notturna, il gruppo è presto fatto.

Ci siamo io, Luca Curelli e Sergio Pistillo. Cartina alla mano, segniamo alcune tappe fondamentali: la Gran Madre di Dio, la Basilica di Superga, la Basilica di Vezzolano e, per finire, Crea.

Decidiamo di partire la sera di sabato 2 dicembre.

Il mio sabato inizia con 20 km di corsa sul soffice tappeto di neve caduta nella notte. Insieme a Giulio Salmè percorriamo il lungo fiume di corso Casale/ corso Moncalieri e saliamo fino al Monte dei Cappuccini; è metà mattina ma la città sembra essere ancora assopita. Inizialmente corriamo sfruttando i solchi lasciati dalle gomme di qualche auto, poi abbandoniamo la strada. Lungo il sentiero, i miei passi affondano nel bianco producendo un fruscio croccante e regolare; mi abbandono alla perfezione del candore che mi circonda e procedo senza disturbare la quiete con parole o pensieri.

Questa sensazione di pace assoluta mi carica di energia e mi sento assolutamente pronto ad affrontare il percorso che ho deciso con i miei amici, che per me servirà come allenamento in vista dalla Corsa della Bora che correrò il 6 gennaio.

A pranzo un piatto di Hem Pasta, poi il lavoro continua e finalmente alle 22,00 si parte.

Parto di corsa dal Barindo, il locale è pieno, tutti si appassionano a questo matto in partenza per una notte di corsa, con alcuni clienti avevo già parlato di questa mia passione per la corsa su lunghe distanze, ma vedermi partire è diverso, corso Re Umberto è deserto, io corro raggiungo piazza San Carlo con le luci della sera, in Piazza Vittorio recupero Sergio di lì partiamo per raggiungere Luca al ponte Sassi.

Riunito il trio partiamo alla volta di Superga ma, quando arriviamo nei pressi di De Gustibus, ci guardiamo complici e decidiamo di fermarci e salutare Marco Mintrone che ci accoglie con calore e con una tazza di ottima cioccolata fondente, che ci allieterà nella notte.

Dopo i primi km in piano lungo il fiume iniziamo a salire verso Superga. I sentieri sono ancora pieni di neve, il che forse ci rallenta un po’ ma allo stesso tempo tiene accesa la magia del luogo.

La Luna brilla piena nel cielo sgombro e limpido, rifrangendo la luce sul bianco che ricopre ogni cosa, illuminando la nostra strada come se fossimo alle prime luci dell’alba e non in piena notte.

Non solo magia: sotto il peso della neve alcuni alberi sono caduti e bloccano il sentiero costringendoci ad aprire nuove vie per raggiungere la cima della collina.

Raggiunta la Basilica di Superga, ci prendiamo qualche minuto per rifocillarci e osservare la città. Io, che a parte la pasta non ho mangiato altro, ne approfitto per gustare, e dividere con i miei compagni, qualche cubetto del buonissimo cioccolato di Odilla.

Ripartiamo ma, prima di affrontare il prossimo tratto, decidiamo di salutare gli amici dell’osteria Bel Doit, storica Osteria d’Italia, Aurelio ci accoglie con un ottimo caffè, un selfie e si riparte.

Grazie alla combinazione neve/luna piena i sentieri nei boschi non sono oscuri e sinistri tuttavia, così lontani dalla città, sono totalmente calati nel silenzio. La nostra corsa procede verso Sciolze ma, neanche arrivati a metà della distanza, ci accorgiamo di aver sbagliato strada. Nulla di grave, ritornando sui nostri passi recuperiamo il percorso giusto, quello che non sappiamo è che quella sarà la prima di molte ‘deviazioni involontarie’ che caratterizzeranno la nostra corsa.

Il freddo è secco e pungente, io indosso la maglia a maniche lunghe Dorando che tiene benissimo la temperatura e mi protegge alla perfezione. Altro problema è la neve che si infila nelle scarpe bagnando le calze. Per risolvere questo problema adottiamo un metodo un po’ più… creativo: infilare i piedi in sacchetti di plastica. È buffo ma funziona, garantito!

Sono circa le tre e mezza del mattino quando, oltrepassato Sciolze, raggiungiamo un altro caro amico, Matteo Rossotto, ‘Rossotto figlio’ direbbero da queste parti, dell’azienda vitivinicola Rossotto che da quattro generazioni (a partire dal 1923) produce i vini tipici delle Colline Torinesi: Freisa di Chieri, Bonarda, Malvasia e Barbera, più due tipologie di vini aggiunte negli ultimi anni, Albugnano DOC (Nebbiolo) e Sauvignon. Matteo ci offre una tisana calda al mirtillo di Claudia Carità e, istinto del vignaiolo, alla fine ci offre anche un calice di La Marchesina (bollicina di Freisa) da una bottiglia tenuta in fresco nella neve. La voglia di sciabolarla è fortissima, i miei amici e il nostro ospite mi assecondano, sciabolo la bottiglia e brindiamo così ai nostri primi 30 km della notte.

La corsa continua, passiamo per dei bellissimi paesini, perdiamo un po’ di tempo per esplorarli, poi si riprende e di nuovo sbagliamo strada tra i sentieri.

È l’alba quando raggiungiamo Cocconato.

Qui uno dei momenti più divertenti della corsetta, mentre sto per cadere Sergio mi sporge la mano, il mi ritrovo a cadere a rallentatore su una lastra di ghiaccio sospeso giusto il tempo di realizzare che non dovevo farmi male, il risultato: a terra tutti e due. Una striscia di luce rossa traccia il confine tra il cielo e la terra, lingue appena accennate di nebbia si insinuano tra le colline più in basso. Il sole si alza svelto mentre noi continuiamo lungo la strada scendendo lungo i campi parzialmente coperti di neve.

Un caffè, una cioccolata calda e via. Il tratto di pianura che segue è più basso e quindi più caldo, la neve si è sciolta lasciando il terreno morbido e fangoso. Ad un certo punto ci fermiamo e ci rendiamo conto di quanto sia effettivamente fangoso: le scarpe sembrano avere una doppia suola, ci siamo sporcati i pantaloni e persino le giacche. Ci facciamo una risata e proseguiamo, siamo quasi arrivati.

Appena risaliamo sulle colline ritroviamo la neve, bella soffice, che copre l’ultima porzione di strada.

Prima di raggiungere Crea, traguardo finale di questo percorso, ci fermiamo al Castello di Ponzano Monferrato (o Tenuta la Tenaglia?) dove Simona Cavallero ci attende con del te caldo servito sul parapetto in pietra che si affaccia sulle meravigliose colline di questo territorio.

Infine, con circa 15km in più dovuti alle varie deviazioni non volute, raggiungiamo Crea dove prendiamo insieme quel caffè che ci siamo promessi sul ponte Sassi, 86km e 11 ore prima.

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