The Abbots Way: Una gara senza ascoltare il canto delle sirene

Nel fine settimana del 27 e 28 Aprile ho corso una nuova ultra Trail: The Abbots Way 125 km e 5.500 metri D+, lungo le antiche vie degli Abati tra Pontremoli e Bobbio.

Ho affrontato da subito i primi km con un approccio diverso dal solito: pensando “questa gara la faccio al mio passo che ho deciso e non mi faccio influenzare da niente e da nessuno”

La Abbots prende l’avvio da Pontremoli, nell’Appenino, borgo tipico del centro Italia che nasce sul fiume.

Un luogo dai pochi abitanti ma ricco di storia.

In un Italia che sta sempre più scoprendo l’arte di camminare e sta ripopolando i sentieri “sacri” sono tanti i pellegrini che animano questo paese: alcuni si avviano sulla Via Francigena (https://www.viefrancigene.org/it/) , altri scelgono la Via degli Abati.

Arrivo in zona sotto il diluvio di venerdì sera e finisco a dormire in un convento.

Ottengo una camera singola: il massimo.

Dopo un piatto di Hempasta ( link) cucinato nella cucina comune, vado a dormire.

La sveglia sarà alle ore 5.30, ultimi dettagli di gara e poi mi dirigo alla partenza.

Incontro tanti amici, il sole già scalda. Si parte.

La settimana prima della gara grazie al lavoro che sto facendo con Felicina Biorci (https://www.felicinabiorci.com/ ) e alla preparazione che stiamo affrontando per le mie ultra (https://olivieroalotto.it/la-mia-dieta-di-preparazione-alle-ultra-trail/)

ho la fortuna di incontrare Mario Rolfo e Paolo richetta. Si tratta Rispettivamente di uno dei più grandi fisioterapisti dello sport e di un grande atleta e allenatore.

Mi fanno il test “functional movement screen” che determina il mio stato: il test è impietoso su su una scala da 1 a 21 ottengo 10. Ma la valutazione di Rolfo dopo una manipolazione eccezionale mi definisce per quello che sono: resiliente.

In qualche modo, il mio corpo si è adattato a questo sport, i muscoli sembrano essere in perfetta forma, i tendini resistenti. L’incontro con Rolfo sicuramente porterà a un seguito, è uno studio eccezionale ho avuto la fortuna di incontrarlo, e sto pensando di impostare vorrei con loro un lavoro per futuro.

Nonostante quanto detto dal test, tipicamente americano e tutto parametrizzato, iniziò a correre sentendo in me la giornata perfetto. Le gambe girano, il percorso è corribile, il fango è meno fastidioso di quanto mi aspettassi.

È un percorso nella storia, tra borghi, boschi, sentieri e creste.

Proseguo per la mia strada, sento che oggi va così. La giornata cola via in fretta, tra ristori, amici sul percorso e splendidi paesaggi si arriva in fretta a prendere dimestichezza con il percorso, che prevede alcuni tratti molto corribili, qualche salita da camminare e tanti paesaggi da godere.

Mangio in modo regolare, come faccio quando tengo ad una gara, un gel ogni ora, alternando con delle palline di riso olio e sale che mi sono prodotto.

Cambio il gusto, mastico qualcosa assumo carbo e sale. Perfetto.

Ancora una volta mi rendo conto di quanto saper correre non significhi saper gareggiare: oggi ho messo un ulteriore tassello nella direzione di imparare a gareggiare, sempre a testa bassa e puntando diritto al mio obiettivo.

Oooopssss dimenticavo, mi hanno detto di dirvelo. Chiudo 18esimo assoluto 😉

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