Vi racconto la mia Groenlandia di corsa: 48 ore e 200km in solitudine tra i ghiacciai

Un viaggio di denuncia sui danni del cambiamento climatico

Nel mio ultimo post Blog, vi ho raccontato il mio manifesto, le ragioni per le quali è nato il progetto #RaceAgainstTime e quelle che hanno portato me e il mio team a lanciare questa campagna con una lunga corsa in Groenlandia: una terra dove il cambiamento climatico sta provocando danni disastrosi con una ricaduta planetaria.

Il viaggio per arrivare in Groenlandia è lungo, partiamo la notte da Torino, poi in volo fino a Copenaghen.
Siamo in terra Danese, la nostra destinazione finale è Kangerlussuaq, città a sud ovest della Groenlandia, per arrivare sono altre quattro ore di volo, e quattro di fuso orario. 

Cartelli di viaggio
Credit: Stefano Rogliatti

La prima riflessione, lucida, che faccio durante il volo è che la distanza tra di noi e i luoghi dove i cambiamenti climatici fanno disastri sono enormi, forse è proprio questo che ci manca la percezione di quanto sta accadendo, anche perché nessuno ce lo racconta. 

Il mio viaggio nasce con questo scopo, con l’idea di andare in un luogo del mondo non raccontato, ma che in modo plastico ci narra quanto il riscaldamento globale stia danneggiando la terra.
Si, perché i ghiacci della Groenlandia si stanno sciogliendo, a causa del riscaldamento globale. 

Come sapete, siamo partiti in quattro: oltre a me e alla nutrizionista Felicina Biorci, il tema era composto da Stefano Rogliatti, regista RAI e operatore video ( nocche autore delle bellissime foto che vedete in questi articoli)  e lo studente di cinematografia Alessandro Ghignone.

Quando atterriamo Kangerlussuaq sono incredulo e felice, al tempo stesso.
Ancora non mi sembra vero, dopo anni che desidero questo momento, sono anni che mi occupo di ambiente, e credo che oggi uno dei ruoli indispensabili degli ambientalisti sia quello di scuotere le coscienze, attraverso azioni capaci di invertire i consumi, di obbligare tutti noi a cambiare le nostre sbagliate abitudini.

Vorrei spingere ognuno di noi a trasformasi da semplici consumatori a individui capaci di invertire la tendenza: ma perché questo avvenga bisogna sapere conoscere e rendersi conto del dramma che stiamo vivendo e che stiamo facendo vivere al pianeta terra.

Abbiamo bisogno di scuotere le coscienze, abbiamo bisogno di racconti che uniscano l’impresa anche estrema alla concretezza della nostra vita.

Groenlandia paesaggio lunare
Credit: Stefano Rogliatti

Slow Food e il suo impegno per l’ambiente: Race Against Time

Slow Food da sempre si occupa di diffondere la cultura del cibo, non solo come indispensabile gesto quotidiano e conviviale, non solo come gesto agricolo frutto del lavoro di contadini, pastori, cuochi, ma prima di tutto come gesto politico quotidiano

Oggi il pianeta terra vive una vera emergenza, il riscaldamento globale: ormai da decenni gli ambientalisti denunciano quanto gli atteggiamenti umani stiano incrinando in modo definitivo l’equilibrio che regge il globo terrestre. 

Da questi bisogni nasce la campagna Race Against Time, la mia corsa in Groenlandia per denunciare il riscaldamento della temperatura dei mari e il conseguente scioglimento dei ghiacciai. 

Un racconto di corsa sullo scioglimento dei ghiacciai

Kangerlussuaq, per i nostri standard di città è un paese che risulta fantasma, poche case un paese che si sviluppa intorno all’aereoporto, un negozio due alberghi e qualche casa. Attorno il nulla, un fiume carico di acqua una valle che si estende verso est, da dove ci dicono si raggiunge Icecap e uno dei più grandi ghiacciai della zona.

Villaggio groenlandia
Credit: Stefano Rogliatti

 Neanche il tempo di disfare le valige e obbligo i miei compagni di viaggio a salire su una macchina e andare immediatamente a Icecap. 

Voglio vedere subito cos’è il ghiacciaio, quanto si sta ritirando quali sono effettivamente i danni.

Ci accompagna un ragazzo di origine indiana che da 18 anni vive qui a Kangerlussuaq, non resistiamo e la nostra prima domanda è se lui si è accorto della differenza dei ghiacci da quando è arrivato ad adesso. 

La sua risposta è un secco si, il ghiacciaio è, a detta sua, almeno un km più corto di quando lui è arrivato. 18 anni nel tempo storico non è assolutamente nulla, eppure già si vede il cambiamento. 

Dopo 3 ore di fuori strada arriviamo su questo ghiacciaio, inizio a camminare poi provo a correre, dopo neanche un km sono sul luoghi che mi dicono prima essere completamente gelati in questa stagione, e che oggi invece sono bagnati sotto i miei piedi ghiaccio e acqua, sconvolgente, quello che mi aspettavo è vero.

Attorno a me il ghiaccio, sotto i miei piedi il ghiaccio che si scioglie.

Credit: Stefano Rogliatti

Giorno 1. La prima corsa nella tundra

Passo più di un’ora a correre tra i ghiacci, il paesaggio è lunare, nulla attorno a me, solo il ghiaccio perenne, e un caldo che a giugno pare essere molto più che raro.

Non mi trattengo e inizio a correre da li, voglio documentare tutto, voglio sentire nelle mie gambe quel territorio, sono andato in Groenlandia per correre per attraversare il Circolo Polare Artico fotografare tornare in Italia e raccontare il dramma che stiamo vivendo.

Kangerlussuaq dista 50 km, Li voglio fare subito di corsa.

 Non dormo ormai da 48 ore tra viaggio e la notte precedente, ma la stanchezza non la sento, Stefano Rogliatti decide di seguirmi in bici, l’avevamo caricata in macchina appena scesi in aeroporto: sapevamo che sarebbe andata in questo modo!

Inizio a correre, la strada dal ghiaccio diventa tundra, capisco subito che uno dei problemi che dovrò affrontare durante la traversata sarà proprio l’acqua e il ghiaccio, presenti ovunque

Parto con i piedi fradici, il caldo che si alterna di continuo al gelo del vento. Quando corro ho caldo, e sto bene ma appena mi fermo si congela. Non mi posso quindi fermare, sono solo 50 km, ma senza assolutamente nulla, un vero preambolo a quanto mi aspetterà durante i circa 200 km di traversata che devo fare. 

Uomo corre sul ghiaccio artico
Credit: Alessandro Ghignone

La prima giornata di corsa scorre tra terra battuta e arbustri bassi, inizio a vedere i primi animali, sono le renne. Noto che non c’è un albero, niente solo arbusti bassi, e tanti acquitrini oltre a fiumi da attraversare e di ponti chiaramente neanche l’ombra. 

Parto con i piedi fradici, e arrivo nello stesso modo, immagino che sarà così anche nei km successivi ma non mi preoccupo. 

Ci sono renne e volpi artiche in un paesaggio che mi si apre accanto tra una valle verde, pare mai stata così verde a giugno, e un ghiacciaio. Corro fino al paese, arrivo dopo le 23.30 ma qui sembra giorno, si perché la luce è presente tutta la notte. 

Anche questo ti cambia il metabolismo, arrivo mangio del riso che avevo preparato a casa e, finalmente, provo ad andare a dormire. 

Chiaramente appena coricato capisco che dormirò poco o niente: c’è molta luce fuori in estate e ho solo la voglia di partire per la mia traversata. 

Poche ore dopo la sveglia suona.

Giorno 2. Il monitoraggio dello sforzo in condizioni estreme

Felicina mi fa salire sulla bilancia mi attacca gli elettrodi e mi prende i parametri che servono a sapere il mio stato di salute muscolare, massa grassa magra, presenza proteica e molto altro, riprenderà all’arrivo tutti i valori.

Con la nutrizionista stiamo svolgendo un importante studio su quello che accade durante uno sforzo fisico come questo attraverso il monitoraggio di marcatori salivari di infiammazione muscolare mai testati in un’ ultra endurance. 

Preparo lo zaino, dentro il mangiare per il tempo che prevedo di correre ovvero circa 30 ore per svolgere 180 km, calcolo barrette di frutta secca biologica, palline di riso e sale, cioccolato fondente e un po’ di caffè. 

Insieme a Felicina abbiamo studiato quello che sarà il mio fabbisogno energetico, ma cercando alimenti poco impattanti sull’ambiente: io seguo un regime un regime alimentare totalmente vegetale.  

Credit: Stefano Rogliatti

Mi accorgo subito che la prudenza sarà indispensabile, non ho nulla lungo il percorso, sono in solitaria, non c’è nessuno, il telefono non prende, solo il satellitare da utilizzare esclusivamente in caso di problema molto serio. 

Non mi interessa quanto tempo ci metto, andrò piano ma con prudenza e per arrivare in fondo, quello che conta è il messaggio che porterò voglio narrare un luogo non narrato ma che viene distrutto da noi, primi responsabili del riscaldamento globale.

Da solo nella tundra

I miei compagni di viaggio fanno 15 km con me, poi mi salutano è il tempo di andare, il tempo della solitudine del viaggio. Parto con la voglia di tornare a raccontare quello che vivrò.

 Immediatamente mi sento immerso nella tundra, dove acquitrini continui cedono il passo a sentieri non segnati, a laghi immensi e parti di ghiaccio sempre più sciolti. I  laghi sono tantissimi, ovunque come anche le zone di fango, di fiumi che vanno guadati. Le zanzare ti mangiano, anche questo è strano, mi avevano detto che la grande presenza di zanzare sarebbe stata a luglio. 

Dopo le prime 10 ore di corsa e cammino mi fermo un attimo, mi avvicino al lago e con la mia tazza inizio a bere, si non ci sarà nulla fino all’arrivo, posso solo bere tra laghi e fiumi non ho alternative. 

L’acqua è fredda ma buonissima, arriva dai ghiacciai ed è pura.

 Riparto, diventa notte, lo so perché vedo sul mio orologio il tempo che passa, ma la luce non diminuisce.

 Quando si corre per così tanto tempo il problema più grande è il sonno, che quando arriva arriva, devi fermarti e dormire

Faccio il mio primo microsonno, di 10 minuti, sono tarato così, so che dopo questa piccola pausa posso ripartire tranquillo, dopo poco una volpe artica bianca meravigliosa mi attraversa il sentiero. C’è luce, anche se è notte, il sonno si confonde con la stanchezza mi siedo ammiro il paesaggio, la bellezza mi contamina, la stanchezza passa. 

Iniziano i pensieri, quelli belli quelli che ti danno energie che ti fanno pensare a cosa sarà quando tornerai in Italia, quando e come raccontare tutto questo

Il freddo durante la notte è terribile, più che per la temperatura per il vento, metto la seconda giacca, così sto bene non sento più il freddo e corro tranquillamente. 

Credit: Stefano Rogliatti

I piedi sono fradici, mi avevano detto che uno degli effetti dei ghiacci che si stanno sciogliendo è proprio la presenza di corsi d’acqua copiosi anche a giugno, ma non pensavo così tanto.

 Per un tratto di circa 15 km il mio passo viene rallentato dalla presenza costante di acqua, avanzo ad una velocità di circa 2 km all’ora, correre mi pare un miraggio. 

Poi di nuovo arbusti che colpiscono le mie gambe, ricomincio a correre riprendono i laghi, una nuova alba e poi di nuovo un caldissimo sole. 

Non mi fermo mai, se non per bere dai torrenti. La giornata trascorre, e mi trovo in un attimo a vedere il sole che inizia a scendere, quei quindici km mi hanno rallentato e invece di 30 ore suppongo di mettercene 45. 

Grazie al satellitare Garmin InReach che avevo con me, avverto i miei compagni di viaggio del mio immenso ritardo. 

Mi aspetta l’ultima salita, ancora 30 km e secondo la mia traccia GPS vedrò finalmente Sissimiut, la cittadina sul mare, che mi aspetta come un sogno ormai da 150 km

La salita è molto dura, ormai è mezzanotte, anche se la luce non lo dice per niente, e il corpo ormai si è abituato: affronto la salita, è la mia passione, la supero tutta d’un fiato, ed eccomi su un meraviglioso pianoro, ancora ghiaccio ancora ghiaccio misto ad acqua, ancora una volata su un ghiacciaio che mi aspettavo intero invece trovo frammentato, sciolto a pezzi. 

È incredibile, questo sarà quello che racconterò, un ghiaccio che ormai da perenne si sta trasformando. 

L’arrivo al mare e a Sissimiut

Villaggio artico casetta colorata Groenlandia
Credit: Stefano Rogliatti

Da un momento all’altro davanti a me si manifestano Stefano e Alessandro, i miei compagni di viaggio, sono venuti ad aspettarmi per fare insieme le ultime due ore di corsa, mi recuperano mi abbracciano e mi portano a toccare il mare.

 Il mare mi aspetta con i suoi ghiacci.

Corro in spiaggia questo viaggio è finito, adesso inizia il racconto adesso inizia la parte più importante rendere parte attiva di questa battaglia tutti coloro che sono rimasti a casa. 

Mentre corro verso il mare mi ricordo le parole del Professor Silvio Greco, biologo marino e docente presso Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo,  che recentemente durante una chiacchierata a Slow Fish mi diceva di quanto l’aumento della CO2 nell’aria sia drammatico e stia causando l’aumento dell’acidità dei mari, con conseguenti danni sulle specie marine come sui gusci dei molluschi, o come siano ormai oltre 300 le specie aliene presenti nel mediterraneo. 

Villaggio in Groenlandia
Sissimiut – Credit: Stefano Rogliatti

Dai ghiacci al deserto con RunBefore2050

Io non ho intenzione di fermarmi, penso già alla prossima corsa che sarà nel deserto del Gobi, per parlare di desertificazione e cambiamenti climatici: la mia campagna #RunBefore2050 passerà dai ghiacci al deserto.

Queste mie imprese sono dedicate alla denuncia della gravità di quanto sta succedendo con il riscaldamento globale, ma vogliono essere anche un momento di impegno concreto per tutti noi, per questo ho legato ai miei km in solitaria una raccolta fondi a favore degli Orti in Africa, un progetto che Slow Food porta avanti da anni: far crescere un orto in Africa significa garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura.

Uomini e donne come noi, protagonisti del cambiamento e del futuro del continente Africano, responsabile solo del 4% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. 

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