La Marathon Des Sables, racconto di un viaggio. Prima parte

Questo viaggio inizia all’angolo tra Corso Re Umberto e via Legnano, davanti all’Angolo dei Sapori, negozio di primizie e gastronomia nella mia amata Torino. Salvatore Rindone è l’anima di quest’angolo della città: è il suo negozio, il progetto in cui crede e chi lo cerca sa che quello è il primo posto dove andare.

È un’assolata mattina di fine settembre, e io sono lì per consegnargli il mio pettorale del Tor Des Geants; un segno tangibile della mia gratitudine perchè, se ho portato a termine questa prova ottenendo un buon risultato, il merito è anche suo. Salvatore durante il Tor è venuto a prestarmi assistenza alle basi vita, e vi posso assicurare che ricevere assistenza, oltretutto da un amico, cambia totalmente il modo di vivere la gara.

Così, parlando di corsa e di progetti, gli parlo della Marathon Des Sables. La reazione di Salvatore è semplice e immediata, come lo è lui.

“Se la vuoi fare, ci organizziamo e andiamo insieme.”

Io, incredulo, felice ed emozionato, salgo in bici e mi allontano iniziando a vedere il deserto che si avvicina perchè so che Salvatore è così: se dice una cosa, la fa. Pedalando faccio subito una telefonata; devo dire a qualcuno quello che sta per succedere, voglio condividere quel momento in cui si sta avverando un piccolo sogno, far uscire l’emozione per questa sorpresa arrivata da un momento all’altro.

Da quel momento in poi, ho iniziato a pensarci su. Non mi interessava andare a correre nel deserto così, tanto per correre. Mi interessava piuttosto portare avanti un’idea, un progetto: correre per raccontare quanto questo sport possa migliorare la vita di una persona; correre anche per portare avanti un messaggio, usando la visibilità offerta da una corsa tanto estrema, per portare alla luce qualcosa in più. L’ambiente era, e rimane, uno dei miei impegni civili, in particolare quando si lega al cibo e all’alimentazione, per questo ho voluto farne il valore aggiunto della mia, anzi nostra, impresa.

I cambiamenti climatici sono forse il dramma ambientale più grave che stiamo vivendo, sarà questo il motivo che ci porterà nel deserto: uno dei luoghi dove il cambiamento climatico si vede concretamente; quale ambiente migliore per parlare di riscaldamento globale?

Un posto, non migliore ma altrettanto emblematico, a dirla tutta, c’è.

Da anni accarezzo l’idea di andare, prima o poi, a correre in Groenlandia, altro luogo emblematico per parlare di cambiamenti climatici, per vedere dove i ghiacciai si stanno sciogliendo.

Non è stato un caso che queste idee si siano manifestate insieme, ed è così che ho pensato di unire il deserto con il ghiaccio e far nascere un progetto che parli di corsa e cambiamenti climatici.

In quel periodo mio padre, attore e regista, stava collaborando da qualche mese alla realizzazione del video degli Eugenio in Via di Gioia, “Punta dell’iceberg”, brano musicale che parla proprio dei cambiamenti climatici e di quel famigerato punto di non ritorno: il 2050. Se entro quel termine non avremo saputo invertire la tendenza con i nostri stili di vita, sarà troppo tardi e il clima verrà inesorabilmente stravolto.

Nasce così #RunBefore2050: dalla voglia di correre, e di farlo parlando di questi temi prima del 2050. Prima che sia troppo tardi.

Per pianificare l’allenamento mi sono rivolto a Roberto Menicucci, non un semplice coach, ma uno sportivo innamorato della vita all’aria aperta e dell’ambiente, che crede dello sport non per vincere ma per star bene.

Conosco Roberto grazie a Roberto Cavallo, con cui ho corso tre edizioni della Keep Clean and Run, la campagna contro l’abbandono dei rifiuti che consiste nell’attraversare l’Italia correndo e raccogliendo i rifiuti sul percorso, dimostrando che con un semplice atto di civiltà il mondo può essere più pulito.

Roberto Menicucci si è informato a lungo sulla Marathon des Sables, ed era pronto ad impostare i miei allenamenti.

La Marathon des Sables, si corre in un ambiente naturalmente ostile per chi non è nato in zone calde e desertiche, ci sono troppe variabili a cui non sono abituato o che non conosco affatto, prime tra tutte: il caldo e la sabbia.

Era fine settembre quando tutto è iniziato, con l’inverno alle porte non avrei certo potuto prepararmi a queste due condizioni, sapevo che non avrei mai avuto il tempo di andare a correre tante ore sulla sabbia prima della partenza, e che, al contrario, sarei arrivato al giorno del via dopo mesi di freddo, umidità e di corse sulla la neve a temperature decisamente sotto lo zero.

Decidiamo quindi di lavorare sui terreni scoscesi della montagna e sulla preparazione muscolare. Roberto ha un approccio molto sereno, la sua filosofia è prepararsi ragionando e sfruttando al meglio il tempo e le condizioni a disposizione. Quel che manca dall’allenamento verrà portato dalla maratona stessa, e sarà tutta esperienza per la prossima edizione.

Katia Figini, grande atleta e più volte campionessa di gare a tappe nel deserto, ha prestato a #RunBefore2050 la sua esperienza diretta, ed è stata sempre presente nei mesi hanno preceduto il viaggio. Katia è un’atleta che si dedica agli altri con il

cuore e si impegna a trasmettere la sua passione ogni giorno. Lo fa insegnando a correre, gareggiando e trovando il tempo per tenere viva un’associazione.

Mi sono spesso rivolto a lei per confrontarmi e chiedere suggerimenti, trovandola sempre con il sorriso, pronta a condividere la sua esperienza attraverso lunghe chiacchierate che mi hanno aiutato a capire cos’avrei dovuto aspettarmi.

Io non sono un atleta, sono una persona determinata.

Nel tempo mi sono innamorato della corsa, del trail e dell’endurance. La mia passione per il cibo e il mangiar sano, rilette attraverso l’attività sportiva, mi hanno portato a capire, per esperienza diretta, che attraverso la corsa cambia anche il modo di alimentarsi perchè si sente il bisogno di essere in equilibrio con il proprio corpo.

Per questa ragione, nei mesi di preparazione alla MDS, ho voluto approfondire la conoscenza degli aspetti nutrizionali e imparare come assolvere al fabbisogno energetico durante la maratona, perché una gara a tappe in autonomia è sicuramente una grande occasione per capire come costruire un menu equilibrato, compatto capace di sostenere al meglio questa esperienza.

In questa parte della preparazione la mia guida è stata Ferdinando Giannone. Nutrizionista della Joia Accademy e animatore dell’associazione Benmivoglio, Ferdinando ha subito accettato la sfida, e si è messo al lavoro studiando insieme a me un menù per la settimana di gara e aiutandomi ad impostare la dieta per i mesi precedenti alla partenza.

Per sostenere l’avvio di #RunBefore2050 ho dovuto trovare dei partner tecnici disposti ad accompagnarmi in questo lungo viaggio che ha avuto inizio con la Marathon des Sables, ma che non si esaurirà certo in Marocco.

Dorando è il primo partner di questa avventura. È un piccolo brand di vestiti in fibre naturali per lo sport che ho rilevato da poco insieme ad Enrico Camurati. Vogliamo far spiccare nuovamente il volo a questa realtà che in modo concreto unisce sport e green economy, offrendo una linea di vestiti pensati per la corsa, realizzata completamente con tessuti naturali che provengono da lavorazioni e processi a bassissimo impatto ambientale.

Un partner tecnico che secondo me non poteva mancare è Ferrino. Azienda di Torino da sempre accanto ai protagonisti che hanno fatto la Storia delle grandi sfide tra uomo e montagna proprio perchè specializzato nelle attrezzature outdoor e per la montagna.

Ho parlato con Anna Ferrino, AD dell’azienda, che ha accettato con entusiasmo di diventare partner tecnico per #RunBefore2050. Ferrino è da sempre attenta all’ambiente, fa parte dei suoi valori e, da un po’ di anni, guarda con grande interesse al mondo del trail running. Ferrino inoltre è leader nella produzione di

zaini (quanti Scout possono dire di non averne mai portato uno sulle spalle?) e ha da poco presentato il DesertKat, pensato apposta per il deserto.

Ad ogni passo di questo percorso facevo tappa all’Angolo dei Sapori, ero entusiasta e felice per ogni tassello che riuscivo ad aggiungere al quadro e non vedevo l’ora di condividere ogni progresso con Salvatore.

Penso di avergli scritto e inviato messaggi vocali a qualsiasi ora del giorno e della notte, non escludo che in alcuni momenti non sia stato felicissimo di vedere mille notifiche invadergli il telefono, ma volevo sinceramente che lui sappesse tutto; perchè è stato il primo a sostenere quella che era solo un’idea, una di quelle di cui si parla la mattina davanti al caffè e che non superano le 10.

Se oggi posso raccontare questa storia, se ho trovato la spinta che mi ha portato ad attraversare 250km nel deserto, è solo merito della sua amicizia e del suo sostegno.

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