Emergenza clima: cosa possiamo fare per aiutare l’ambiente

Chi tra voi mi segue probabilmente lo sa già: sono rientrato di recente da un breve ma intenso viaggio in Groenlandia, dove ho percorso quasi 250 km in soli quattro giorni, per denunciare con un’impresa estrema l’emergenza clima che ogni giorno colpisce gli angoli più remoti del nostro pianeta.

Nel mio ultimo post vi ho già raccontato a grandi linee la mia campagna #runbefore 2050.

In questo lungo post cercherò di andare più a fondo nei principi che guidano IL MIO MANIFESTO,:
da questi nasce la mia campagna #RaceAgainstTime e la prima tappa con il viaggio in Groenlandia.

Credit: Stefano Rogliatti

Il mio manifesto: diffondere la cultura del cibo a sostegno dell’ambiente

Oggi vorrei andare un pò più a fondo e cercherò di portare alla luce le cause e i collegamenti tra i nostri atteggiamenti quotidiani come ad esempio le scelte alimentari e il cambiamento climatico che sta danneggiando il nostro pianeta.

Abbiamo bisogno di scuotere le coscienze, abbiamo bisogno in questa società fatta di immagini, di racconti che uniscano il gesto anche estremo alla concretezza della nostra vita. 

Slow Food da sempre si occupa di diffondere la cultura del cibo, non solo come indispensabile gesto quotidiano e conviviale o come gesto agricolo frutto del lavoro di contadini, pastori, cuochi, ma prima di tutto come gesto politico quotidiano

Oggi il pianeta terra vive una vera emergenza clima con il riscaldamento globale: da ormai decenni gli ambientalisti denunciano quando gli atteggiamenti umani stiano incrinando in modo definitivo l’equilibrio che regge il globo terrestre.

 Da questi bisogni nasce la campagna Race Against Time, partita con la mia corsa in Groenlandia per denunciare il riscaldamento della temperatura dei mari e il conseguente scioglimento dei ghiacciai.

Sono profondamente convinto che se non ci occupiamo seriamente di emergenza clima, sia anche perché non riusciamo a renderci conto di quello che stanno provocando i nostri atteggiamenti.

Ormai è documentato in modo chiaro che tra le principali cause dell’effetto serra ci sia la produzione di cibo. Sappiamo che per sfamare una parte del mondo stiamo affaticando l’altra, sappiamo che gli allevamenti intensivi sono una delle cause del riscaldamento globale, eppure sembriamo di fatto estranei a quanto sta succedendo, come se in fin dei conti tutto questo non ci riguardi da vicino. 

Invece siamo noi la causa di tutto questo. 

Credit: Stefano Rogliatti

Gli attori del cambiamento

Sono convinto che ci siano tre principali player che oggi possono invertire la rotta dell’emergenza clima:

  • i consumatori
  • l’industria
  • La politica

    Sarebbe molto facile dare la responsabilità solo ad una di queste categorie, ci permetterebbe di voltare la testa ancora una volta dall’altra parte facendo come il bambino che da la colpa al vicino di banco quando viene visto chiacchierare.

     Invece, se tornassimo ad essere comunità potremmo occuparci in maniera collettiva del problema, partendo dal nostro modo di agire, per poi pretendere delle ricadute politiche e influenzare il mercato perché sia più attento al globo e non esclusivamente ad un profitto effimero e immediato.

Il viaggio in Groenlandia

Il team

Siamo partiti in quattro, oltre me, la Dottoressa Felicina Biorci, Biologa Nutrizionista dell’Univesità degli Studi di Torino, Stefano Rogliatti regista e operatore video, e Alessandro Ghignone uno studente dell’Istituto Bodoni Paravia di Torino.

Felicina Biorci – Credit: Stefano Rogliatti

Ho apprezzato molto la presenza di uno studente come Alessandro in questa impresa: sono infatti convinto che il cambiamento passi da un lavoro culturale ed esperenziale, e che le scuole debbano aprirsi sempre di più, in un periodo storico come questo, a far vivere agli studenti momenti formativi sul campo.

Ringrazio perciò anche la Preside del suo Istituto che ha accettato questa nostra proposta cogliendo l’importanza di far vivere ad uno studente insieme al suo professore una momento di studio fuori dalle consuete aule.

Credo che questo dovrebbe essere di esempio per il sistema d’istruzione del nostro paese.

Alessandro Ghignone – Credit: Stefano Rogliatti

L’obiettivo della mia impresa

Il mio obiettivo era correre in modo continuativo su un percorso di 200 km simbolico perché è un sentiero che parte da Icecap, ghiacciaio a sud ovest della Groenlandia e arriva a Sissimiut nel Oceano, percorrendo una parte del Circolo Polare Artico.


 Un percorso estremo, in solitaria e in autonomia, percorso di corsa in 48 ore senza mai incontrare nessuno, tra laghi fiumi ghiacci.
Per 48 ore non ho dormito, concentrato al mio obiettivo, accendere i riflettori sull’emergenza clima.

Il mio regime alimentare, curato dalla dottoressa Felicina Biorci, sia durante la preparazione, è quotidianamente basata su alimenti che abbiano un basso impatto ambientale, anche per questo ho un alimentazione esclusivamente vegetale, una mia scelta personale di sostenibilità ambientale ed etica, che mi permette ugualmente di allenarmi, senza alcun problema.

 Ho raccolto qualche testimonianza nei due paesi incontrati e ho potuto vedere e raccontare quanto i ghiacciai stiano negli ultimi anni sciogliendosi in modo visibile.

 Sono arrivato al mare, e mi viene spontaneo condividere, a pochi giorni dalla giornata per gli oceani, attraverso le parole del Professor Silvio Greco, biologo marino e docente presso Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che ci ricorda quanto l’aumento della CO2 nell’aria sia drammatica e stia causando tra l’altro l’aumento dell’acidità dei mari, con conseguente danni sulle specie marine come ad esempio sui gusci dei molluschi, o come siano ormai oltre 300 le specie aliene presenti nel mediterraneo. 

Abbiamo bisogno di impegnarci costantemente e tutti insieme, perché il 2050 è vicino, molto più di quanto pensiamo, ed è oggi che si deve fare la differenza. Il legame tra paesi lontani dal nostro sguardo, e la nostra poca sensibilità mi hanno portato a correre in un luogo remoto, tra i meno antropizzati del mondo, ma che esattamente come l’Africa, che stanno pagando un prezzo altissimo per il costante riscaldamento globale. 

Credit: Stefano Rogliatti

Cosa possiamo fare?

Per affrontare e combattere l’emergenza clima, servono politiche concrete perché si proceda a passi spediti verso ad esempio all’eliminazione del carbonio, si devono superare le energie fossili a favore delle energie rinnovabili, serve uno sviluppo economico che crei lavoro ma che sia ambientalmente sostenibile, in questo l’indotto alimentare è ricco di storie di successo, ma che vanno replicate. 

Come Slow Food , siamo convinti che l’agricoltura possa giocare un ruolo positivo importante nella lotta ai cambiamenti climatici e per questo crediamo che l’industria alimentare non possa essere, come spesso è, un fagocitatore di energie che consuma suolo e distrugge biodiversità. 

Dobbiamo invece puntare ad un’agricoltura che prevenga l’erosione del suolo, che rallenta la desertificazione e che gestisca in modo differente le risorse idriche. 

Con Slow Food a favore degli Orti in Africa

Queste mie imprese sono dedicate alla denuncia della gravità di quanto sta succedendo con il riscaldamento globale, ma vogliono essere anche un momento di impegno concreto per tutti noi, per questo ho legato ai miei km in solitaria una raccolta fondi a favore degli orti in Africa, un progetto che Slow Food porta avanti da anni, far crescere un orto in Africa significa garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura; protagonisti del cambiamento e del futuro del continente Africano, responsabile solo del 4% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. 

L’obiettivo di salvare il pianeta è sicuramente più grande delle mie forze, ma tutti insieme, un piccolo passo alla volta, possiamo farcela.

Spero che condividerete questo mio pensiero: vi aspetto per correre insieme qualche tratto di questo lungo ma importante cammino!

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