Ancora sabbia ma anche tanta montagna e finalmente una tappa lunga…

Arriva il terzo giorno, si parte una tappa che sarà di montagna, primi km terra battuta, percorso veloce poi si comincia a salire la montagna finalmente è arrivata.

Tutta una tappa di sali e scendi panorami mozzafiato. In cima alla prima salita, incontro un giornalista francese che corre con noi, l’avevo incrociato al campo la sera prima con una maglia del Tor Des Geants, ci viene spontaneo chiacchierare abbiamo entrambi fatto il Tor, entrambi stiamo trovando la gara meravigliosa ma troppo veloce per i ritmi da gare lunghe di montagna a cui siamo abituati, lui ogni giorno pubblica sul suo sito un video fatto di giorno durante la tappa, trovate tutto su “Zin zin Report”, mentre saliamo tira fuori una GoPro (piccola telecamera) e iniziamo a chiacchierare in francese, questa è una tappa di montagna e entrambi ce la godiamo ci rilassiamo. Si scende, ristoro si beve tutta l’acqua che si può e si riparte, ancora una salita e poi qualche km di velocissima pianura per giungere al traguardo. La tappa vola, il pensiero principale è la tappa del giorno dopo la famigerata 86 km è sempre più vicina, il mattino dopo finalmente. Il pomeriggio vola più in fretta degli altri giorni, fervono i preparativi per la tappa successiva, bisogna essere leggeri e pieni di energie. Io rifaccio lo zaino mille volte, cercando di mangiare il cibo in eccesso in modo da incamerare energie, e rendere lo zaino più leggero possibile. Si va a dormire presto, prima di addormentarmi mangio ancora una barretta proteica.

Ho gestito il cibo in modo da lasciare per gli ultimi giorni i cibi più proteici, il giorno prima della tappa lunga mangio a pranzo il riso e a cena il cous cous sempre condito con semi e frutta secco oltre a qualche nocciola. La barretta prima di andare a dormire è a base di arachidi. Ai primi rumori del mattino per il primo giorno esco in fretta dal sacco a pelo e inizio a prepararmi, ho aspettato con ansia la tappa lunga, è la tappa su cui posso fare la differenza, la distanza non mi spaventa, il percorso mi auguro che avrà poca sabbia. Parto con la preparazione dei piedi, burro di karitè tra le dita, cambio le calze (ne ho portate due paia, con l’intendo di metterle nuove il giorno della tappa lunga) preparo le barrette, 8 barrette considerando di mangiarne almeno una ogni due ore, poi zenzero nella tasca dello zaino qualche albicocca. Insomma prevedo di mangiare sempre, non so come reagirà il mio corpo con il caldo, per così tante ore, so che non farò pause e avrò solo l’obbiettivo di arrivare stando bene e nel minor tempo possibile. Si parte, per il primo giorno correndo passiamo attraverso un piccolo villaggio con un hotel, c’è gente che ci saluta primi volti di persone che vediamo dopo giorni, dopo i primi dieci km inizia una lunga salita, poi sali scendi, poi primo campo di sabbia, circa 4 km. Come gli altri giorni, appena arriva la sabbia io non riesco ad andare avanti, vado pianissimo mi pare di andare più veloce camminando rispetto a correre. Non mi interessa, proseguo al mio ritmo, al massimo che posso. Altra salita, incontro qualche italiano, chiacchieriamo poi la discesa e poi di nuovo inizia la sabbia, è mezzogiorno il caldo è nella sua massimo forza. Bisogna bere e mangiare sale, mi rendo conto che è la prima volta che ci dicono ovunque che dobbiamo mangiare sale e mangiarne tanto, per anni nella vita di tutti i giorni ci hanno detto esattamente il contrario… paradossi del deserto…i km scorrono, come sempre il nostro corpo è resiliente, anche le ore più calde passano senza tanta fatica. Poi le dune, tantissimi km di dune paesaggio meraviglioso ma non si va avanti, sale il vento non si riesce a procedere tanto che il vento è forte. Il vento è la condizione climatica con cui faccio più fatica a correre, se a questo aggiungiamo le dune su cui mi pare di essere sempre fermo, direi che è il massimo. Eppure procedo, passo passo la voglia di correre c’è ma sulle dune mi accorgo che vado più veloce camminando che correndo, insomma ho sempre più chiaro che il deserto mi sta dando moltissimo ed è sicuro che l’unico modo per capire la sabbia è correre una gara nel deserto, questa per me è la prima esperienza, questo è il momento di ascoltare e farsi esperienza non certo di deprimersi o pensare che sto andando piano. Finisce finalmente la sabbia arriva il buio, mettiamo la frontale in testa il terreno diventa corribile, da un momento all’altro capisco che è arrivato il momento per me. Finalmente sono in condizioni che conosco molto bene, il buio il terreno sconnesso. Mi sembra tutto un tratto di essere appena partito, siamo al ristoro del 65 km ne mancano 20 all’arrivo, riparto dal ristoro velocissimo supero per più di un ora tutti, arrivo così all’ultimo ristoro da qui mancano solo 9 km. Vediamo la fine, ancora una collina e siamo arrivati. Quando sono sulla collina si vedono le luci del campo, sappiamo che mancano circa 8 km, l’orologio si è scaricato per cui sapere quanto manca è impossibile, all’orizzonte si vede il campo, illuminato sembra ad un passo ma non lo è, ci vorrà almeno un ora prima di vedere davvero da vicino il traguardo. Ultimo km, sono felice ormai ci sono davvero e non sono stanco, sono molto soddisfatto di me stesso, il tempo non è quello che speravo, tra le dune ho perso troppo tempo ma pazienza, va benissimo così. Il giorno dopo è di totale riposo, perché per chiudere la tappa ci sono 36 ore.

Quando il sole inizia a tramontare e tutti stiamo cucinando la cena, passano al campo ad avvertirci che sta arrivando l’ultimo concorrente e ci propongono di andare all’arrivo per accoglier l’ultimo partecipante della tappa lunga. Sta arrivando, siamo tutti li ad aspettarlo, mille persone riunite pronte e commuoversi e ad applaudire, lui che 36 ore prima era partito dal campo, arriva completamente piegato su un fianco, cammina grazie ad un lungo bastone di legno che lo supporta passo dopo passo. Ci commuoviamo tutti, Patrick lo accoglie con un lungo abbraccio, è lui il simbolo di questa lunga giornata, la tappa più lunga che tutti temevano ora è finita per tutti. Molti di noi sono arrivati la sera prima, e adesso le teste pensano all’ultima tappa, la maratona 42 km per chiudere questa gara. La mattina successiva siamo divisi in due gruppi, i primi 200 partono alle 9.30 gli altri alle 8. Io parto con il gruppo di testa, andiamo tutti  salutare gli amici che partono con la prima partenza, poi torniamo tutti sulla linea di partenza, ultima tappa ultimo giorno. Tutti ci prepariamo intanto sale il vento, con il vento la sabbia, quasi non ci vediamo l’un l’altro il vento butta a terra il gonfiabile della partenza qualche goccia di pioggia. Il vento non cessa, in fretta capisco che sarà durissima per me. Si parte sulle dune, tre km di dune tutti mi superano, probabilmente sono l’ultimo, non mi sconforto anzi, do il meglio di quello che posso, corro sempre anche se piano combattendo con il vengo ogni passo, provo ad andare veloce mi pare di andare meglio di quello che potrei pensare, al decimo km il primo ristoro, inizio a superare i concorrenti partiti con la prima partenza. Corro, riesco a correre di continuo superando sempre gente, so che sto andando piano, ma sono nei tempi che mi ero prefissato, anzi più veloce di quello che pensavo. Iniziano altri 5 km di dune e sabbia, sono immobile, vado lentissimo faccio foto, mi diverto a salutare tutti quelli che vedo chiacchiero e mi diverto. Poi finalmente la fine della sabbia vedo una salita, terra battuta su strada bianca si avvicina l’ultimo ristoro. Mi fermo bevo, chiacchiero con i controllori che ormai conosco, anche loro sono emozionati perché è l’ultimo ristoro non della tappa ma della gara tutta. Ultimi saluti e riparto… corro leggera discesa, corro ancora e quando mancano ormai 7 km all’arrivo cado a terra disteso. Mi volano gli occhiali, rido manca pochissimo all’arrivo e io sono per terra. Sembra che non mi sia fatto nulla, riparto continuo a correre superiamo una fortezza ultima salita e dalla punta della salita si vede l’arrivo. Ultimi km tutti veloci corribili, in pochi minuti rivivo tutta la gara che sta per finire. Sono passati 250 km dal giorno della partenza, tutto ora mi pare normale, tutto ovvio, proprio adesso che tutto è consuetudine e che il nostro corpo è tarato così correre, mangiare, andare a dormire, proprio adesso siamo arrivati alla fine. L’emozione è tantissima quando si vede il traguardo, e come mio solito in quel momento penso a quale sarà la gara successiva. Questa è andata, ce l’abbiamo fatta, non vedo l’ora di vedere i miei compagni di tenda, abbracciarli e festeggiare questa bella avventura. All’arrivo mi accorgo che tutti sono andati molto forti l’ultima tappa e che io ho fatto un tempo a dir poco pessimo, questo mi stimola moltissimo perché capisco quanto margine di miglioramento possa avere sono felice di questo, la prima edizione nel deserto mi è servita a vivere un viaggio un esperienza meravigliosa, magari la prossima sarà una gara e la vivrò diversamente. Adesso è il momento di far decantare tutto rivivere ogni momento e godere dell’ultima notte nel deserto.

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