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COVID19 Come stare in forma anche a casa

Ed eccoci a provare a dare degli strumenti utili a chi in questi giorni, con coscienza ha deciso di stare a casa. Questo post evidentemente non serve ad allontanare il virus, non ha nessuna pretesa di essere miracoloso, semplicemente continuo a credere che uno stile di vita fatto di scelte consapevoli a tavola possa aiutare a vivere meglio. Ancora una volta, questo post vuole solo essere il racconto delle cose che faccio io normalmente nella vita di tutti i giorni, e che adesso avendo più tempo a disposizione mi godo ancora di più.

Questo articolo nasce da una diretta Instagram organizzata da Flavia Chiarelli, Sport Marketing Manager freelance, con cui lavoro da un anno, e che ha deciso di occuparsi di comunicare il lavoro che facciamo noi, una professionalità straordinaria fatta di tanta passione e tanto lavoro.

(https://flaviachiarelli.it)

Questo articolo prende spunto da diverse fonti, persone con le quali lavoro regolarmente, a partire da Felicina Biorci, nutrizionista dello sport che ormai da tempo mi segue con costanza, la mia coach, e Laura Novali conosciuta al Joia e grande esperta di alimentazione, oltre che gli importanti consigli dello chef Pietro Leeman.

Ecco quindi alcuni piccoli consigli su cosa mangiare e come continuare ad allenarsi anche senza uscire.

  • Intanto bisogna ri-calendarizzare la stagione, e sfruttare questo periodo per recuperare e riposarsi, si il riposo è una fase fondamentale dell’allenamento.
  • Approfittare di questo periodo per fare tutti quegli allenamenti che normalmente non facciamo perché non abbiamo tempo (magari utilizzando i tanti video on-line)
    • Core stability 
    • Esercizi di yoga 
    • Tanto streching (ben fatto)
  • Cosa mangiare, io proseguo con un alimentazione a base esclusivamente vegetale rispettando in modo ancora più attento alcune regole
    • Solo frutta e verdura di stagione, il ragionamento è molto semplice per quando ad alcuni non sia ancora chiaro: la natura ci ha dato delle stagioni il nostro corpo ha bisogno nella stagione corrente delle verdure prodotte in quelle stagioni, un paio di esempi molto semplici in questo periodo abbiamo bisogno di vitamina c la troviamo ad esempio in arance, kiwi, broccoli e molto altro
    • Eliminare i cibi infiammanti, come ad esempio le farine raffinate e gli zuccheri, vi invito a questo proposito a studiare un po’ del lavoro svolto da Franco Berrino.
    • Aumentare un po’ le proteine, magari provenienti da legumi, non potete dire che non avete tempo di farlo cuocere…
    • Alcuni cibi tipici della cultura macrobiotica sono molto interessanti io personalmente da anni mi affido a La Finestra Sul Cielo.
      • Il miso
      • L’umeboshi
      • Il tahin
      • Lievito di birra
    • Io mangio ancora più frutta secca del solito e in particolare
      • Noci
      • Nocciole
      • Arachidi
      • Semi di girasole
      • Canapa

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Natura, cultura e corsa in Oman: la mia OmanByUtmb

Ci sono tantissimi modi per visitare un paese sconosciuto: quello che piace a me è entrare in sintonia con nuovi paesaggi, persone, culture, tradizioni e sapori.

UTMB by Oman.Credit Lloyd Images / Kelvin Bruce

Come più volte vi ho raccontato, la corsa su lunga distanza mi permette di trovare questa sintonia, correndo nella natura e tra i sentieri provo ogni volta a scoprire un paese sotto diverse angolature.


L’Oman è un posto che ti induce alla vita all’aria aperta, in Oman c’è davvero tutto. 


Qui abbiamo il mare, le colline, il fiume il deserto e delle meravigliose montagne. Senza nulla togliere a città incantevoli come Muscat, con la sua moschea, immensa e di una bellezza rara, il mercato, gli splendidi edifici del sultano.

La natura qui però  fa da padrona, e rende questo paese imperdibile per gli amanti degli sport outdoor

Ad una sola ora dalla capitale è possibile visitare gli ambienti più diversi e incredibili.

Sono stato in Oman di recente come inviato della rivista Correre Magazine per correre la gara lunga della OmanByUTMB.  Il mio soggiorno, è stato in parte organizzato da Oman Sail, agenzia specializzata in viaggi di carattere sportivo, che ha mostrato grandissima professionalità in ogni dettaglio.

Proverò con questo articolo a raccontarvi la mia esperienza di visita in Oman e cosa scoprire in una breve visita alla capitale Muscat ai suoi dintorni.

1° giorno: Visita alla Sultan Qaboos Grand Mosque e ai Wadi vicino Muscat

Dovete sapere che io da sempre amo il Medio oriente, ho girato molti paesi sono affascinato dalla cultura araba, mi piace la gente, mi sento in totale sintonia con questi posti. 
Prima di arrivare qui in Oman, ho visto tante moschee: le magnifiche Siriane purtroppo molte ormai distrutte dalla guerra, l’immensa moschea di Istanbul, Casa Blanca, quelle del dei balcani, e poi ancora altre in Marocco e Tunisia.

Ma torniamo a Muscat: qui la Moschea ha davvero un fascino unico, forse perché più moderna, forse perché è inserita in un contesto urbano che unisce tradizione e modernità.Da non perdere il lampadario in cristallo Swarovski, il tappeto persiano gigante realizzato a mano (il secondo per grandezza nel mondo) e il rivestimento marmoreo.


Lampadario mosche Mauscat Swarovsky
Il maestoso lampadario Swarovsky della Moschea

La visita alla Moschea mi emoziona ancora una volta: si tratta della terza più grande al Mondo, mi rapisce letteralmente e mi porta subito a pensare a quanto l’Oman sia unico.

Usciti dalla Moschea, percorriamo un’ora di tragitto in auto, e  ci troviamo a visitare uno dei tipici Wadi omaniti: si tratta di vere e proprie oasi nel deserto,  depressioni più o meno profonde, sono dove di solito alla base scorre un fiume che può essere permanente o presente solo in conseguenza di precipitazioni; sono caratterizzati da improvvise alluvioni che talvolta possono essere molto pericolose.

In conseguenza alla presenza dell’acqua, il terreno è più fertile che altrove e quindi il fondo del wadi è spesso rigoglioso di vegetazione e spesso viene coltivato; alcuni wadi sono disabitati altri invece hanno piccoli villaggi.Qui scopriamo un fiume verde smeraldo: una bella passeggiata ed un bagno rinfrescante nel fiume completano la giornata.

Wadi Muascta
Un tipico Wadi in Oman

In Oman il caldo è sempre presente, ma mai fastidioso, sarà la mancanza di umidità, comunque anche nelle ore più calde la temperatura la si sopporta molto bene.

Arriviamo finalmente al momento tanto atteso, anche da me: la cena.
La nostra prima cena si svolge al Chedi Hotel, uno degli alberghi più belli della città.
Il ristorante è come direbbero i francesi “pied dans l’eau” una vista straordinaria, menù per me solo vegetale, insomma una serata praticamente perfetta. 
Io ceno in compagnia di Francesca Canepa, una delle atlete italiani più forti in questo momento, persona deliziosa, molto semplice. Scopro che ama il mare, che pur vivendo in Val d’Aosta adora nuotare. Chiacchieriamo della bellezza di viaggiare, di allenamenti, di gare e la serata vola, in me rimane la voglia di tornare a Muscat e alloggiare in questo hotel, è un sogno vero. 

2° giorno: escursione in barca alle Isole Daymaniyat

La mia seconda giornata a Muscat prevede una bellissima escursione in motoscafo: salpiamo alla scoperta delle Isole Daymaniyat.

Si tratta di una riserva naturale incredibile, a pochi chilometri dalla capitale, un paradisio naturale rimasto praticamente intatto dall’invasione turistica.

Le isole Daymaniyat, situate a pochi chilometri al largo della capitale Muscat, sono un arcipelago formato da 9 piccole isole rocciose di colore ocra, adagiate sull’incontaminato mare blu del Golfo Persico.Un puntino minuscolo in mezzo al mare, quasi invisibile.

Nonostante le dimensioni, queste isole rappresentano un vero e proprio paradiso terrestre brulicante di vita, la destinazione perfetta se desiderate vivere una giornata indimenticabile a stretto contatto con la natura.

Oramai ne sono davvero certo: tutto in questo paese c’è davvero tutto. 

Le acque coralline dell’isolotto Daymaniyat

A questo punto è arrivato il momento di partire per Nizwa, il posto dove comincia la gara. Il viaggio in autobus ci fa attraversare una parte del paese, attorno a noi montagne, tante montagne bellissime e piene di roccia, ci danno subito un antipasto di quello che sarà la nostra gara, si preannuncia tecnica sicuramente, quelle montagne possono essere solo così. 

OmanbyUTMB:  un accenno alla gara

Della mia OmanbyUTMB ho parlato in modo molto dettagliato nell’articolo che uscirà sulla rivista Correre di gennaio e che vi invito caldamente a leggere.
L’esperienza che ho vissuto è stata talmente tecnica, sfiancante, intensa e appagante al tempo stesso, da meritare un articolo a parte per poterle rendere giustizia.

Qui mi basti dire che l’accoglienza al villaggio gara è stata calda e davvero incredibile: i numeri sono impressionanti per una gara di running in Medio Oriente.

Sono stati registrati 2000 partecipanti, suddivisi tra la 170 km, la 130 km, l 50 km e la 10km per ragazzi e principianti, con 69 paesi rappresentati.

Per me si è trattato di un’esperienza di scoperta, come ogni volta, e di performance davvero dura e tecnica: sono orgoglioso e felice di aver raggiunto il traguardo in ventesima posizione, rappresentando il mio paese l’Italia.

Una menzione speciale vorrei dedicarla all’altra grande Italiana, Francesca Canepa, al primo posto sul podio della gara da 130 Km.

Cosa mi porto a casa dalla Oman by UTMB?

Sicuramente un bellissimo percorso.

 Correre per così tanti km ti permette di entrare in relazione con un territorio, poter per ore ed ore godere di questi panorami ti fa venire voglia di viverli ancora, di tornarci. 
L’organizzazione dell’UTMB è eccezionale, ti fa rendere conto di quanto questo sport sia in grande crescita, sicuramente ci sono delle riflessioni da fare sull’evolversi di questo sport.
Ho già scritto come noi runners, vogliamo percorsi che siano anche godibili e veloci, secondo le nostre possibilità.

Il mio augurio dopo questa esperienza è che anche le grandi organizzazioni internazionali possano muoversi sempre più in questa direzione, per consentire una reale e maggiore diffusione di questo sport stupendo.

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Idee regalo per un Natale goloso, sportivo e amico dell’ambiente

Le feste sono oramai alle porte: alzi la mano chi non è impegnato nelle ultime corse finali al regalo di Natale perfetto, per i propri cari e familiari.

E se pensassimo invece ad un regalo goloso, sportivo e amico dell’ambiente?

Il mio grande amico Lorenzo Bossina, dice spesso che ” si devono regalare esperienze e non oggetti

In questo articolo proverò a suggerirvi un po’ di regali che ho nel cuore: si tratta di “oggetti” ma nascono da esperienze reali e concrete, che mi circondano ogni giorno e rendono la mia vita più piacevole e solidale verso l’ambiente.

Che sia l’esperienza nata da un sapere artigiano o dalla voglia di vivere al meglio le nostre passioni, come la corsa, utilizzare ed essere circondati da poche cose, ma buone per noi e per chi ci circonda, può aiutarci nell’ascolto di noi stessi e nel vivere in sintonia con la natura e con l’ambiente.

Ecco a voi i mie spunti per un Natale goloso, sportivo e amico dell’ambiente…adatto a tutte le tasche!

Idee regalo gourmet

Pastificio Reale di Lorenzo Bossina

Partiamo dal Pastificio Reale, realtà artigianale a cui sono molto legato come sapete, grazie anche all’amicizia con Lorenzo Bossina, anima del pastificio.

Qui non si produce solo pasta: Lorenzo prova infatti in tutti i modi a mettersi in gioco a ricercare a produrre delizie che possano rendere felice anima e corpo.

Egli crede infatti che l’atto del mangiare, sia come lo sport un processo di costante trasformazione, e quindi oltre il gusto deve poterci donare qualcosa di più.

Per questo Natale, oltre alle suo mille delizie Lorenzo propone “Ravioli Vegani Tempeh al nebbiolo, funghi Shiitake e verza con sfoglia alla salsa di soia e arancia”.

Da non perdere inoltre il Pane di Natale di Pietro Leeman, chef stellato vegetariano, unico negozio a Torino dove potrete trovarlo, la leggerezza unita al gusto di un magnifico zenzero e del cioccolato di un piccolo produttore toscano.

Ravioli Vegani
Pane di Natale di Pietro Leeman

Il Genuino di Stefano Buoncuore
Piccolo negozio di frutta e verdura con una bellissima selezione di prodotti di nicchia da tutta Italia, due ragazzi molto giovani che hanno deciso, in contro tendenza, di aprire un piccolo negozio continuando a salvaguardare il commercio di vicinato, quello fatto da piccole botteghe, con l’entusiasmo , la ricerca e l’innovazione spesso mostrata dai giovani.

La varietà di prodotti che potete trovare qui è incredibile: io vi consiglio di assaggiare o magari farvi regalare la Magnum di Succo di Mele di Kohl, prodotta solo con varietà antiche in una confezione bella ed elegante, con disegnata una splendida foglia ora in etichetta.

Lo sapevate che…delle varietà che troverete si chiama Ananasrenette, nome dovuto al sentore di ananas di questa mela.

Mara dei Boschi.

Siamo a Torino, in piazza Carlina, uno dei luoghi del cuore della mia Torino, qui potrete oltre che mangiare gelato bere una selezione di Specialty coffee unica: qui però non voglio parlarvi del caffè ( …che io adoro!) ma ma del lavoro che abbiamo fatto inisieme per Natale, e non solo.

La confezione regalo Greenland è composta da una selezione di cioccolato e praline dedicata alla mia campagna RunBefore2050.

Ero da poco rientrato dalla Groenlandia, quando con Riccardo, abbiamo pensato di dare vita ad alcuni prodotti che continuassero a parlare di questa mia corsa per l’ambiente.

Sono così nati una borraccia, gesto concreto per ridurre la plastica, e un cioccolatino, che unisce il cioccolato fondente ad una meringa, il cioccolato rappresenta le terra la meringa il ghiaccio che non vogliamo si sciolga.

In aggiunta vi sono poi dei gianduiotti così descritti dai produttori stessi “Abbiamo vestito i nostri Gianduiotti, dolci simbolo di Torino, di rosso e di bianco, i colori della Groenlandia .

Parte del ricavato delle vendite di questa Special Box, sarà devoluto alla mia campagna #RunBefore2050.

Progetto Greenland con Mara dei Boschi

L’Angolo dei Sapori

Questo possiamo definirlo il tempio della frutta verdura e gastronomia in città, il vulcanico Salvatore Rindone, è sempre in bottega, la sua vita coincide con i suoi prodotti che seleziona ormai da decenni, per lui il Natale è una vera esplosione di vita, che lo vede chiuso qui dentro praticamente giorno e notte.

Tra le sue proposte sono due quelle che vi segnalo

  • i pacchi di natale, pieni di ogni delizia e che Salvatore confeziona personalmente con una cura incredibile per i dettagli di gusto e di estetica.
  • I carciofi: qui ne vengono lavorati centinaia ogni giorno e sono speciali! I carciofi qui li trovate tutto l’inverno, già tagliati pronti da essere conditi, significativo per me perché rappresenta la voglia del cliente di avere una materia prima selezionata e sempre perfetta.


Salvatore Rindone

GLI AIRONI: Regali da Favola


 In piazza Peyron, a Torino, potete ammirare in queste settimane  un piccolo temporary Shop dedicato ai regali, messo insieme dal grande amore per il cibo de Gli Aironi e dal grande gusto di Lorella, qui troverete una bella selezione di regali che uniscono cibo, tutti i prodotti naturalmente de Gli Aironi, un riso per me tra i migliori che ci siano, con per altro delle splendide confezioni.

Da non perdere per l’amico sofisticato e incontentabile, il Sake Nero, un prodotto decisamente unico in quanto unico sakè prodotto in Italia: un nuovo un modo per scoprire o far scoprire un prodotto che magare non conoscete ancora.

Sake Nero

Il Gelato Amico

Per molti in Italia, la stagione del gelato è relegata a quando fa caldo.

Chi mi conosce sa che per me non è così, mangerei gelato a tutte le ore, tutti i giorni, tutti i mesi. Gelato amico è un gelato per tutti, senza prodotti di origine animale e senza glutine. In questi mesi hanno prodotto oltre al gelato due creme di cioccolato, la prima a base di nocciole e una seconda a base di anacardi, ammetto che la seconda in particolare mi ha letteralmente rapito, pochissimo zucchero solo massa di cacao fondente e anacardi un gusto davvero unico.

In più potrete trovare dei magnifici cesti, appunto di prodotti golosi sani e per tutti.

Idee regalo sport & outdoor

Passiamo ora alle proposte un po’ più tecniche, per chi oltre alla golosità non può rinunciare al movimento all’aria aperta!

GARMIN
Azienda a mio avviso oggi leader nella produzione di dispositivi indispensabili per chi trascorre molto del proprio tempo immerso nella natura e punta ai massimi livelli di prestazione nelle attività di montagna  e nell’endurance sport, come nel mio caso.

Io mi sento di suggerire due prodotti oggi.
 

InReach, un dispositivo destinato a chi vive luoghi nella natura, chi fa traversate e non solo, un dispositivo che può salvare la vita o anche solo permetterci di comunicare con chi non è con noi quando siamo in montagna e non solo. ve ne ho parlato anche qui!

Materiale
Garmin In Reach

Nella gamma orologi, con un prezzo però non proprio alla portata di tutte le tasche, troviamo il Fenix 6 Solar Pro: in particolare il dispositivo con la batteria solare, per chi pratica sport di lunghissima distanza e non solo, un altro passo nella direzione del risparmio energetico.

FERRINO

Oramai compagno indispensabile di ogni mia uscita, in città e fuori, Ferrino da sempre mi accompagna in tutte le mie avventure.

Il mio passato da scout e da persona della montagna mi porta in automatico a pensare ai loro zaini e alle magnifiche tende: sono regali ideali per la persona che vorreste invitare a trascorrere più tempo con voi in montagna.

Per chi corre invece gli zaini destinati al trail oggi sono tra i migliori, comodi, leggeri, dinamici e belli.

LED LENSER

Chi non ha mai corso nella notte non sa quale sia l’emozione di illuminare il cammino solo con la frontale che abbiamo in testa, un’emozione assolutamente unica.

Non sarebbe bello se quante più persone cominciassero a vivere l’esperienza indimenticabile di un’uscita tra i boschi in notturna?

Infine, vi sono due punti vendita che ogni Torinese amante dello sport dovrebbe secondo me visitare e dove sono certo potranno trovare regali per ogni budget e gusto:

CUORE DA SPORTIVO

I proprietari, Federica e Francesca, sapranno senz’altro consigliarvi il regalo ideale per l’amico/a amante di bike,  trail running, corsa e sci alpinismo.

GIANNONE SPORT:

storico negozio per tutti gli amanti della corsa su strada, ideatore e organizzatore del progetto Green Tour, di cui vi ho già parlato in questo mio articolo e la cui prossima edizione si terrà a Torino nel settembre 2020.

Perché non regalare al vostro compagno di squadra un’iscrizione a questa gara alla scoperta delle colline della nostra Torino o a una delle altre organizzate qui?

Per questa volta concludo qui: spero di esservi stato utile e di avervi fornito qualche buon consiglio per un Natale sportivo, sano, gustoso e amico dell’ambiente!

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Cosa mangia un ultrarunner: la mia dieta pre gara a base di prodotti etici e vegetali

La dieta di un’ ultra runner: la mia dieta pre gara a base di prodotti etici e vegetali

Ci siamo, un’altra partenza, un altro viaggio un’altra avventura.

Tra qualche giorno prenderà il via l’ Oman by UTMB: quella che viene definita come una tra le gare più dure e affascinanti del pianeta, alla sua seconda edizione.

Nello specifico, io correrò il percorso da 170 km: qui potete avere un assaggio dell’atmosfera delle varie gare.

L’entusiasmo di partire per l’Oman, paese dove sono già stato tanti anni fa è tantissimo. 

Ogni viaggio parte con la preparazione, oggi viaggio inizia quando si fanno le valigie, ogni gara inizia durante gli allenamenti dei mesi precedenti, ed eccoci qui ancora una volta a fare quelle valigie.

Non vi nascondo che io viaggerei perennemente, la mia vita è un viaggio continuo, passerei il mio tempo così con lo zaino e pronto a correre andare in bici, assaggiare un cibo nuovo, assaporare i gusti nei mercati, conoscere uno chef, passare una notte nel deserto o tra le montagne, questa è la mia vita, e ne sono felice. 

Spesso mi chiedono perché e come la mia vita si divida tra corsa e cibo, e perché oggi dedico così tanto tempo al mondo del del gusto, per me è questa oggi più che mai è una scelta politica, che mi porta a fare cultura attraverso cibi prodotti e produttori, che creano economie, e generano benessere, ma il benessere deve essere interiore, ed essendo noi fatti del cibo che mangiamo il cerchio si chiude. 

Io cerco di raccontare i frutti di un lavoro pulito di chi fa un agricoltura sostenibile, di chi genera economie sostenibili e replicabili. 

Così ho pensato in questo testo di raccontarvi quali sono gli alimenti presenti nella mia dieta quotidiana e i produttori e distributori che scelgo per farne un utilizzo ancora più assiduo e attento utilizzo nei periodi prima di una gara importante. 

In generale grazie al lavoro che svolgo con Felicina Biorci, la mia nutrizionista, ho imparato a suddividere i miei pasti in macronutrienti, quindi carboidrati, proteine, grassi. 

Un alimentazione equilibrata ed adatta a carichi di allenamento e di lavoro come quelli di preparazione ad un ultra sono molto importanti. 

Qui vi avevo già parlato dell’interessante dieta dell’antilocapra: un piano alimentare ideato con Felicina per sostenere il mio carico di allenamento, prevenire le infiammazioni e rispettare le mie scelte alimentari.

Ma andiamo a conoscere i miei alleati quotidiani: coloro che mi hanno 

ANGOLO DEI SAPORI

Qui mi rifornisco di frutta e verdura, Salvatore è un amico, persona eclettica brillante attenta, che ti studia, lui ogni notte sceglie personalmente la frutta e la verdura che vende fresca e trasformata in ricette semplici. Frutta e verdura rappresentano un ingrediente indispensabile nella mia alimentazione, senza mai dimenticare che la frutta ha molto zuccheri quindi è un carboidrato. 

Con Salvatore abbiamo preparato la Marathon des sables nel 2018:
ecco com era andata!

FINESTRA SUL CIELO

Faccio di tutto per scegliere prodotti Biologici, senza zucchero ricchi di proteine. 

Mi piace molto mangiare il Tahnin, una pasta di sesamo ricca di proteine e calcio, coi cui faccio una sorta di emulsione e condisco verdure e non solo, la frutta secca come noci mandorle, i latti vegetali dentro cui almeno una volta giorno sciolgo delle proteine spesso provenienti dalla canapa, in questi giorni sto mangiando e trovando eccezionali quelle di BRN.

PASTIFICIO REALE

Qui Lorenzo passa la vita a studiare e realizzare, il nostro grande rapporto di amicizia è nato grazie alla sua incredibileHEMPASTA, una pasta proteica di altissima qualità dedicata agli sportivi e non solo, a base di semi di canapa e decorticati.

MARA DEI BOSCHI

Qui è il luogo del cioccolato e del caffè, alimenti indispensabili nella dieta di chi fa sport di endurance. Il caffè qui è specialty coffee, ovvero di altissima qualità proveniente solo da micro lotti di cui si conosce esattamente il produttore, come anche per il cioccolato. Anche in questo caso illuminante l’articolo di Felicina:

https://www.felicinabiorci.com/salute/cioccolato-e-effetti-cardiovascolari/

AFFINI

L’idratazione di uno sportivo è indispensabile, affini ha sposato la mia campagna #RUNBEFORE2050 decidendo di eliminare la plastica nei suoi locali, una scelta concreta costosa e impegnativa ma esattamente come le corse che faccio, quando credi in qualcosa vai avanti a tutti i costi.

Davide Pinto animatore di AFFINI è persona che ama lo sport, la salute per lui non ci sono solo i cocktail e la vita notturna, ma i suoi sono locali inclusivi, capaci ci accogliere chiunque qui bere un cocktail senza zucchero senza alcol ma con tanto gusto è qualcosa di normale, e che ci aiuta molto a vivere meglio e più a lungo.

GLI AIRONI

Le persone vengono prima, Michele e Gabriele sono gli instancabili animatori de “Gli Aironi” non un riso qualunque ma un prodotto eccellente. 

Il riso è un ingrediente eccezionale per la vita di uno sportivo, un carboidrato che mangerei in qualsiasi occasione, prima delle gare e quando è possibile anche durante. Ennesimo ingrediente che unisce gastronomia e salute, il risotto può essere una tavolozza da cui dipingere, declinato in ogni modo.

OLIO GANGALUPO

Che dire, chiunque mi conosca sa che all’olio non riesco a rinunciare. Vito Girone è un ragazzo giovane, innamorato del suo lavoro, che ha fatto una scelta di vita importante, tornando in azienda e decidendo di prendersi cura della sua terra, di diventare un ambasciatore del suo olio in giro per il mondo. 

L’olio è un grasso si, ma un grasso che fa molto bene, fa benissimo al nostro corpo.

E adesso che vi ho raccontato un pò di più su cosa scelgo io prima e durante una gara di ultratrail, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate e quali sono le vostre preferenze e scelte in fatto alimentare come atleti e sportivi.

Lasciatemi pure un commento qui sotto o sui miei canali, dove vi invito a seguirmi nelle prossime settimane:

Instagram Facebook!

Tutte le immagini di questo articolo sono state scattate da Massimo Pinca.

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Adamello Ultra Trail

Gestione di una gara, tra interrogativi e un viaggio sempre meraviglioso

Parto dalla fine, da quando dopo circa 12 ore di un fastidio banale, ma che mi impediva di correre ho deciso di interrompere la mia gara.

Nella realtà mi sono consultato con il medico di gara, una disponibilissima dottoressa che mi ha suggerito di fermarmi. L’alternativa era il rischio di un infezione oppure di prevenire con i farmaci. Non prendo farmaci già nella vita quotidiana, figuriamoci se li prendi in gara.

L’Adamello Ultra Trail è stata forse una della gare più belle a cui ho partecipato, per bellezza del paesaggio, sentieri, organizzazione calore e simpatia degli organizzatori. 

La gara come sempre inizia quando comincia il viaggio da casa. Io decido di arrivare in Val Camonica, a Vezza d’Olio con i mezzi. Un treno fino a Brescia, poi Edolo e infine un bus fino alla partenza della gara, dove mi sistemo per la prima notte in un delizioso hotel a gestione famigliare che si trova a 4 km fuori dal paese Hotel Riva. 

La mattina della partenza, come da indicazione di Felicina Biorci, faccio colazione con latte di soia fiocchi di avena pane e abbondante marmellata. Decido che sarà anche l’occasione per mangiare più del solito e provare così ad andare un po’ più veloce. Ormai ho imparato grazie al lavoro di questo anno con Felicina, che per “spingere” ci vuole carburante che senza glicogeno i muscoli sono vuoti, che se non si inizia a mangiare tanto già nella prima parte di gara nella seconda ormai le energie sono finite. 

La mattina della partenza il clima è perfetto, non caldo un po’ di nuvole, non fa caldo. Il clima che piace a me. 

Si parte, iniziamo con un paio di km di corsa in semipiano, poi si comincia a salire. Il percorso sembra molto adatto alle mie aspettative per nulla tecnico salite molto dure, sulla carta tutto per il meglio. Inizio però fin da subito ad andare piano, pensando che la gara inizia dopo molti km, primo errore se si vuole fare una gara migliorandosi bisogna partire alla velocità che si vuole tenere è giusto mantenere le energie ma senza illudersi di recuperare se si parte troppo piano difficilmente si aumenterà seriamente il ritmo. 

Mi godo il paesaggio, arriviamo dopo le prime salite ad un insediamento militare a 2500 metri sul livello del mare, risalente alla prima guerra mondiale, una trincea costruita a mano pietra su pietra.  Le nuvole sono basse, noi corriamo sopra. Velocemente arriva il 50esimo km sto benissimo. 

Metto la frontale per fare la prima salita della notte, tra le fiaccole accese arriva il passo dei contrabbandieri che meraviglia, la notte le torce la frontale. Faccio una telefonata, intanto corro cammino il freddo della notte le stelle il buio la solitudine. Tutto quello che amo. 

Risalgo ancora un po’ supero i 2300 di quota, crisi improvvisa di nausea. Mi devo sedere, spezzo in due la salita e la nausea passa. Al ristoro mangio qualcosa e riparto verso la lunga discesa su Ponte di Legno. Qui c’è la base vita, si mangia si beve caffè e alle 3.30 di notte si riparte. Una lunga salita mi porta a vedere l’alba in cima al fondo di una pietraia salita di quelle che pare infinita e poi una bellissima discesa. Inizia il fastidio che un po’ per volta diventa insopportabile, per non fare male devo camminare e non correre procedo lentamente, troppo lentamente. Altra salita, la finisco dovendomi fermare di continuo e poi incontro il medico che mi consiglia il ritiro. Mi fido e sorridendo abbandono la gara al rifugio La Cascata. Mancavano solo 40 km ma sarebbero stati troppo lunghi a quella velocità non mi andava di trascinarmi all’arrivo solo per dire che ero “Finisher”.  

Avevo deciso di provare a fare una gara un po’ veloce e invece nelle ultime 11 ore avevo fatto 40 km. Sopratutto non volevo trasformare una piccola cosa in un infezione che rischiavo di portarmi avanti per molto tempo. 

Nella mente restano immagini di passaggi incantevoli, volontari sorridenti lungo il percorso è una gioia infinita per aver corso questi magnifici 120 km. Resta la voglia di sognare e il desiderio di rimanere in gara quando si ha il sorriso e la gioia di esserci. 

Scendendo e nella notte successiva maturo ancora di più una riflessione, forse scomoda antipatica ma sulla quale credo ci si debba tutti interrogare. 

Adoro il Trail, le lunghissime distanze sono la mia passione, eppure inizio a rendermi conto che in queste gare ci siano due tipo di partecipanti, chi corre e chi partecipa. Lo dico subito io ho grande stima per entrambe le categorie, ma in questo momento della mia vita se continuò a fare gare voglio essere tra quelli che gareggiano. Non per vincere, è chiaro a tutti che non vincerò mai nulla, ma sono in un eta in cui potrei ancora migliorare con l’allenamento altrimenti porto avanti questa passione facendo le solitarie, le imprese e smettendo di gareggiare. La differenza: semplice l’allenamento e vedere dunque questo come uno sport e come tale va allenato, utilizzando le basi di fisiologia, la muscolatura ecc ecc. l’alternativa è fare queste gare come lunghissime passeggiate trascinandosi, come stavo facendo io, alla fine. 

Se questo è uno sport, allora è giusto che ci sia la fatica non solo dell’arrivo e non solo fatto per la foto finale ma anche per gareggiare provare a migliorarsi costantemente, il rischio altrimenti è di rimanere costanti e ritenersi sempre e comunque eroi. 

I miei sono interrogativi, ma anche punti di partenza per provare a migliorare sempre, è giusto bello è indispensabile che ci sia chi sogna, è giusto vivere i lunghi Trail come viaggi per fare qualcosa che da soli non si farebbe. Ma è anche giusto sognare di volersi migliorare e impegnarsi per questo. 

Come spesso accade nella vita si tratta solo di decidere cosa si vuole, e poi farlo. Sono due strade entrambe dignitose ma se uno non sceglie quale percorrere si costruirà sempre un alibi e ci si sentirà sempre vincitore.  Si è sempre vincenti, se si decide il proprio obbiettivo e lo si porta a termine. 

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Come la tecnologia ci può salvare la vita

Quando si parla di montagna, mi viene naturale pensare subito alla sicurezza. Spesso chi fa il mio sport, viene visto come chi cerca il pericolo, chi non ha nessun tipo di attenzione e pensa solo all’estremo.

Non è così, anzi l’estremo per me è rappresentato sicuramente dal numero di ore che spesso passo correndo o camminando, mi piace vedere la notte arrivare, aspettare l’alba in cima ad una montagna, allontanarmi dalle luci della città smettere di guardare l’orologio e farmi guidare solo dall’arrivo della luna o dell’alba la mattina. 

Tutto molto aulico se vogliamo, poi ci sono i social network, le tecnologie, il nostro bisogno di raccontare tutto in tempo reale o quasi, un gioco che per gente come me diventa qualcosa di più. A me piace pensare che ci siano persone nel mondo che scoprono luoghi remoti anche attraverso le immagini che io gli regalo. Il mio gesto, che non amo definire atletico, ma forse più artistico, vuole essere uno strumento narrativo per raccontale la bellezza del mondo e obbligarci a prendercene cura anche se è lontana da noi.

Molto spesso per fare questo mi trovo in luoghi remoti, non raggiungibili da nulla, dove il telefono non prende, e dove in caso di pericolo sarei da solo. 

Grazie a GARMIN, da quando ho svolto la missione in Groenlandia, dove ho corso 200 km in solitaria per raccontare la fusione dei ghiacciai, in luoghi remoti mi muovo sempre solo con GARMIN InReach®.

InReach® è uo strumento che ti permette di comunicare dove sei in qualsiasi parte del globo tu ti trovi. Ti permette non solo di mandare messaggi a chi ti segue da casa, rendendo così la vita un po’ meno pesante a chi non essendo con me non può sapere se le cose stanno andando bene o male, ma soprattutto permette ai soccorsi, in caso di problemi di trovarti grazie all’esatta posizione GPS nella quale ti trovi. 

Ma non solo, la vera rivoluzione in questo campo è rappresentata dal messaggio bidirezionali, ovvero ad un tuo messaggio il soccorritore può comunicare con te. Questo è rivoluzionario, in quanto ti permette di ricevere informazioni da chi ti cerca, e non soltanto lanciare un messaggio di pericolo e di richiesta di soccorsi, ma di dialogare in modo attivo. Quando sono partito in solitaria per la traversata della Groenlandia, avere nel mio zaino un GARMIN InReach®. mi ha decisamente dato tranquillità, sapevo che avrei potuto contare su un aiuto in caso di necessità. 

Altro dettaglio indispensabile da non sottovalutare è che InReach, a differenza di uno smartphone ha copertura totale, cosa che non avviene con un telefono, la tecnologia infatti è GPS, il che signifca che dialoga tramite e grazie alla rete satellitare che ci permette di essere rintracciati in tutto il mondo e non solo dove c’è copertura telefonica. Non dimentichiamo la batteria, che in alcuni modelli GARMIN InReach® può arrivare a durare 24 giorni e soprattutto che dispositivi come questi vengono accesi solo durante il bisogno, sia anche esso solo l’invio di un messagio una mail o l’aggiornamento dei social e poi spento, il che lo rende estremamente durevole. In più è estremamente resistente ad urti e all’acqua. 

Il servizio oggi è accessibile, rispetto a qualche anno fa è anche economicamente sostenibile, e credo che davvero chi decide di recarsi in luoghi poco raggiungibili dovrebbe decisamente pensare di mettersi al sicuro. Per chi soccorre sapere dove si trova la persona in difficoltà è indispensabile, e spesso non far perdere tempo nella ricerca ai soccorsi può fare la differenza tra la vita e la morte. 

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Riflessioni in viaggio: verso il deserto del Gobi

E così eccomi qui, ancora una volta in partenza, questa volta per il deserto del Gobi, un luogo mitico e lontano, pronto a fare la mia piccola parte in una delle gare a tappe più dure al mondo: la Gobi March.

Lo zaino già pronto da qualche giorno, con tutto il materiale obbligatorio e il mio minimo indispensabile per vivere questa avventura estrema: le valigie le ho chiuse invece all’ultimo, la notte prima della partenza: nonostante l’esperienza, mi trovo sempre in ritardo sulle questioni più “ pratiche”, come il primo giorno di un primo viaggio nel deserto che oramai nella memoria si è perso.

Io, il viaggio e la vita: posso permettermelo?

Il viaggio è forse ciò che più mi rappresenta, il viaggio è ciò che più amo fare, qualcuno dice che non so stare fermo, molti preferiscono criticarmi e pensare che questa mia vita sia facile ed abbia solo momenti di gioia.

 Sono molte le gioie e le rivendico con entusiasmo, ho scelto di vivere la mia vita da sempre e per sempre. 

Ho scelto di essere quello che sono di non fermarmi davanti alle fatiche ma di vivere questa esistenza in armonia con il mondo andando a dormire felice di quello che ho fatto ogni giorno: accontentarsi per me non è previsto.

 Me lo posso permettere? per me la domanda non è se io posso permettermelo, ma io cosa voglio fare perché questo mondo migliori. 

Una prospettiva di viaggio differente

Cosa vorrei trasmettere a chi mi seguirà in questo viaggio e perchè vi chiedo di farlo?

Credo che tutti insieme si possa fare la differenza, io so per certo di voler fare la mia parte. Viaggiare oggi per noi deve rappresentare una narrazione della bellezza, una bellezza da salvaguardare, di cui innamorarsi e renderla patrimonio collettivo. Anche così salviamo l’ambiente, costruendo empatia tra luoghi remoti e le nostre coscienze. 

Ilmio ruolo oggi è questo, attraverso la mia fatica farvi viaggiare, la fatica è parte integrante della vita, ma la fatica è anche bellezza, attraverso le gambe e correndo per km la bellezza penetra nelle ossa e ci permette forse di prendercene cura.


La Gobi March: un viaggio…o una gara?

Il deserto è questo, è un luogo al confine del mondo, sperduto e bellissimo, nel Gobi le popolazioni sono nomadi, l’uomo è nomade.
Certo la gara è un gioco collettivo, queste nostre imprese oggi non sono necessarie ma sono divertenti, e realizzanti.
La fatica è parte dell’eticità di un impresa, dove per epico si intende il gesto atletico ed umano, un gesto che è al tempo stesso poetico ed artistico, poetico perché esplica la funzione narrativa, artistico perché è un gesto di amore verso gli altri verso se stessi ma in cui la bellezza del luogo narrato è parte integrante del viaggiare del correre del faticare. 

Insieme, mai da solo, voglio ribaltare il paradigma, la corsa è individuale ma diventerà collettiva, insieme a me correrete camminerete, salveremo il pianeta. Insieme.

Massimo Pinca Oliviero Alotto
Credits: Massimo Pinca

Le aziende al mio fianco

Al centro di questa mia corsa narrata ci sarà il deserto e al mio fianco, con voi, ci sarà Felicina Biorci, immancabile e preziosa spalla che fisicamente mi seguirà nel Gobi.

E poi ci saranno loro: i brand e le aziende che hanno scelto di supportarmi e seguirmi anche in questa nuova avventura.

“Run Before 2050” è una campagna anche per le aziende, che vogliono firmando la campagna impegnarsi a svolgere azioni concrete contro i cambiamenti climatici, ogni giorno, l’azienda è quella che con le sue produzioni rischia di inquinare maggiormente: oggi però si può scegliere.

Esistono in Italia aziende che hanno deciso di seguire una direzione diversa, più sostenibile e rispettosa dell’ambiente attraverso un’attenzione ed un investimento speciale sulla qualità delle materie prime, sul controllo dei processi produttivi, sui messaggi che vengono lanciati ogni attraverso i propri canali di comunicazione.

Ecco i brand che hanno deciso di seguirmi e sostenermi per la Gobi March, e che ringrazio ad una ad una:

 – Ferrino

Mara dei Boschi – Torino 

Garmin

http://www.masters.it/

Vibram

Dorando 

Life Italia

Masseria Olimpo

Riso Gli Aironi

Pastificio Reale

Finestra sul Cielo

Solgar

E per seguirmi live…

Per chi volesse seguirmi quasi ” live” ci saranno diverse possibilità, compatibilmente con i materiali che dal deserto, in gara, riuscirò a produrre. Ecco alcuni link da monitorare per chi volesse seguirmi e trasmettermi un pò di coraggio e simpatia 😉



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Correre una gara a tappe nel deserto: la Gobi March

Un ricordo della Maraton des Sables 2018

È passato poco più di un anno dalla Marathon Des Sables, una gara a tappe nel deserto, o forse sarebbe più giusto dire “la gara a tappe nel deserto”. 

Qui vi raccontavo il mio avvicinamento a questa prima gara nel deserto: gli incontri con il mio amico Salvatore e con tutti i professionisti che mi hanno supportato nella lunga e meticolosa preparazione ad una nuova avventura.

Il tempo vola quando lo trascorriamo divertendoci ed occupandoci di cose che ci fanno stare bene: e in questo ultimo anno di cose me ne sono accadute moltissime, altre ho fatto sì che accadessero con tutte le mie forze.

Tra queste la mia campagna #RunBefore2050 sta occupando un posto centrale nel guidare le tappe che scelgo di percorrere.

Non lo nego: le gare a tappe non sono la mia specialità, anzi forse non sono proprio le mie gare, di fatto sono gare veloci, tappe “brevi” e una sola lunghissima.

 Eppure, come dice la mia amica Katia Figinil’uomo è abituato a muoversi ogni giorno, è nella natura del genere umano migrare e spostarsi a piedi”. 

Alotto e Katia Figini
Con Katia Figini: The Abbots Way 2019

Ora posso dirlo: la Marathon des Sables mi ha cambiato la vita.

Mi ha permesso di vivere il deserto per tanti giorni vedendo solo sabbia, e quei panorami quando ti entrano nelle gambe attraverso la fatica non escono mai più. 

Per cui ancora più che mai, oggi credo che le gare a tappe siano viaggi da vivere con se stessi e con il gruppo.

La Gobi March

Per la mia prossima avventura tornerò quindi nel deserto, questa volta sarà il Gobi a fare da scenario alla Gobi March: una ultra maratona di sei tappe per 250 km, lungo il deserto del Gobi in Cina.

La GobiMarch è una delle sei gare a tappe nel deserto del circuito Racing the Planet: prevede 6 tappe in 7 giorni, praticamente 4 maratone per 4 giorni di seguito, poi 75 km in un solo giorno, un giorno di riposo ed un pezzo finale di 16 km.

Si tratta di una gara estremamente dura, in autosufficienza, il che significherà che dovrò trasportare tutto il mio occorrente per coprirmi, dormire e chiaramente mangiare per i giorni di gara.

La preparazione al deserto

Solo cento persone parteciperanno alla Gobi March ed io sono onorato di essere tra queste!

Ora però è il tempo degli allenamenti, dello zaino da preparare inserendo tutto il materiale obbligatorio ma cercando la leggerezza:  lo zaino sarà il mio compagno di viaggio per sette giorni, sarà sempre sulle mie spalle, dovrò correrci insieme, ho la fortuna di avere uno zaino straordinario con cui trovo benissimo, ma ogni grammo risparmiato nel fare lo zaino sarà una piccola gioia con il passare dei giorni.

Perché di nuovo il deserto?

Torno nel deserto, perché dopo i ghiacci voglio raccontare cosa è la desertificazione, come i cambiamenti climatici stanno facendo danni anche in parti del mondo così remote e così poco raccontate. 

Il Gobi è uno dei luoghi del mondo con maggiore escursione termica.
Pochissime persone, pastori nomadi che vivono muovendosi ogni giorno, come faremo noi, certo noi lo faremo per gioco e per divertirci, ma forse anche questo ci permetterà di essere più empatici con il luogo e quindi capirlo più nel profondo.

Molto più che una gara, il Gobi sarà per me un vero e proprio viaggio, lo condividerò nuovamente con Felicina Biorci, che sta curando e seguendo la mia alimentazione a basso impatto ambientale.

Vogliamo continuare a vedere cosa succede al corpo umano in una situazione così diversa dalla Groenlandia: sui nostri blog e sui canali Social vi racconteremo lo zaino, come si compone, cosa mangerò e soprattutto quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici in Asia e in questo deserto.

Continuate a seguirmi e se avete qualche domanda su come preparare una gara a tappe nel deserto, sarò felice di rispondere!

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Icebug: una scarpa con i piedi per terra, senza calpestare l’ambiente

In questo ultimo mese ho incontrato diverse aziende:  nuovi partner che hanno scelto di seguire la mia avventura in Groenlandia , diventando in senso più ampio, sostenitori della mia campagna ambientalista RunBefore2050.

Tra questi oggi vorrei parlarvi di una calzatura che ho trovato nel suo genere “ rivoluzionaria”: la svedese ICEBUG.

Come forse sapete, scelgo le aziende alle quali affidarmi in base alla condivisione di medesimi valori e affinità.
Tra questi l’attenzione all’ambiente ha per me un ruolo decisivo.

Icebug – credits: Mirko Sotgiu

Una corsa solitaria per il bene comune

Giugno è stato il mese in cui sono partito per una lunga corsa solitaria in Groenlandia.

Un breve viaggio al Grande Nord, per parlare di come i cambiamenti climatici stanno influendo sul nostro Pianeta, in particolare sullo scioglimento dei ghiacciai.

Questa iniziativa , prima tappa di una mia campagna più ampia chiamata RunBefore2050, è stata resa possibile dal supporto di Slow Food.

Quale fiduciario della condotta di Torino, con loro collaboro da alcuni anni per dimostrare attraverso imprese “ estreme” quanto il gesto individuale possa impattare sulla vita collettiva.

Penso da molto tempo che se il mondo va in una certa direzione, forse anche peggiore per l’Italia, è per la nostra incapacità di occuparci del luogo comune.

Abbiamo infatti l’idea di vedere qualcosa come solo nostro: appena è del nostro vicino non ci riguarda e quindi possiamo andare avanti senza metterla in ordine. 

Tendiamo a trattare il bene comune come se non ci riguardi: pensiamo troppo spesso che quel che è nostro non è mio e quindi possiamo passarvi sopra.

Con le mie corse in solitaria in paesi fortemente colpiti dal cambiamento climatico voglio dimostrare che cambiare direzione è non solo necessario ma anche possibile.

I compagni di viaggio 

Quando si parte per una nuova avventura è indispensabile scegliere i compagni di viaggio ( i miei ve li ho raccontati qui e qui) ma altrettanto importanti sono i materiali e le attrezzature che ci accompagneranno.

Da bambino sono stato uno scout e il mio pensiero era: “ non esiste buono o cattivo tempo, ma solo un buono o un cattivo equipaggiamento”.

Per un runner come me, che ama correre e avere sempre i piedi ben piantati a terra, una grande attenzione va necessariamente alle scarpe.

Ed è stato così che ho scoperto IceBug.

La domenica per ogni runner che si rispetti è di gara e anche io non posso fare a meno di perdermi tra boschi e sentieri.

Ho così deciso di testare le IceBug per un trail medio-lungo alle Porte di Pietra: 44 km per 2200 metri di dislivello alle Finestre di Pietra,  tra valli e sentieri colmi di gente.

ICEBUG: una calzatura leggera dal “ grip” imbattibile e attenta all’ambiente

Icebug nasce nel 2001 e si afferma in pochi anni leader nel settore delle calzature outdoor: in particolare  si specializza nella produzione di una calzatura leggera con chiodi di tenuta dinamici che surclassava la concorrenza nella tenuta sul ghiaccio.

Nel 2013 viene introdotta la produzione di calzature in RB9X una particolare mescola di gomma brevettata che assicura prestazioni superiori nel grip e durata rispetto alla concorrenza, questo materiale viene certificato dai laboratori indipendenti SATRA di Londra come il più efficace esistente sul mercato.

Dopo pochi km capisco subito che si tratta di una calzatura estremamente tecnica, ma  

nelle loro presentazioni si legge “Nel 2019 viene conseguito in anticipo il primo target ecologico con il riconoscimento ufficiale dell’ONU e viene introdotta nella produzione una evoluzione della mescola in gomma denominata RB9”

Niente più “gomma” ma un materiale evoluto che nei processi di produzione cerca di abbattere al massimo l’impatto sull’ambiente.

Il 2018 è infatti l’anno in cui Icebug  inizia a formalizzare ufficialmente un percorso di iniziative a 360° atte a raggiungere il traguardo nel 2020 dell’impatto ambientale neutro e nel 2022 della riduzione a zero della produzione di co2.

Sempre nel 2018 viene lanciata la distribuzione delle solette brevettate e l’impiego nella collezione di suole MICHELIN.

Non è poco, se poi ci si immerge nello studio dei materiali da loro utilizzati, si scopre che in ogni parte della filiera viene valorizzata la scelta di materiale riciclato… non solo!

Capisco di aver incontrato un partner che rispecchia i valori per i quali corro e mi batto!

Credit: Mirko Sotgiu

Le aziende partner di Runbefore2050

RunBefore2050 è una campagna a sostegno dell’ambiente, è vero.

Ma è anche una campagna per le aziende, che aderendo si impegnano a svolgere azioni concrete contro i cambiamenti climatici, ogni giorno.

 Nel sistema mondiale, le aziende sono spesso quelle che per genere profitti inquinano maggiormente, è vero: ma sono anche quelle che possono scegliere di cambiare le cose e fare la differenza in modo netto.

…Icebug in corsa sui sentieri

Tornando ai sentieri, ieri appena calzata la scarpa ho capito che aveva qualcosa di notevole, una calzata comodissima, leggera e avvolgente, incredibile grip che ti permette di sentirti sempre al sicuro e molto ben fermo al suolo. 

Una scarpa che ti porta sempre a correre di spinta, che no ti permette di sederti, tipico errore di noi non professionisti, una scarpa che definirei secca reattiva e molto molto divertente.

 Incredibile, mi sono sentito davvero sicuro in discesa

E sul ghiaccio?

Icebug è una scarpa che ti permette una grande stabilità sul ghiaccio e su qualunque terreno dove non penseresti mai di poter correre né tanto meno di poter spingere. 

Perché non dimentichiamo che correre vuol dire spingere con i piedi e non solo procedere. 

Quando ci troviamo su terreni che non ci mettono a nostro agio rischiamo di procedere senza mai avere il coraggio di forzare: con le Icebug possiamo invece provare ad accellerare perché saremo sempre con i piedi ben piantati a terra.

Scarpa trail running antiscivolo ecosostenibile Icebug

Se siete interessati a provare queste rivoluzionarie calzature e vivete in Piemonte, potete rivolgervi al negozio Cuore da Sportivo, a Torino: altrimenti provate a contattarmi per maggiori informazioni!

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Vi racconto la mia Groenlandia di corsa: 48 ore e 200km in solitudine tra i ghiacciai

Un viaggio di denuncia sui danni del cambiamento climatico

Nel mio ultimo post Blog, vi ho raccontato il mio manifesto, le ragioni per le quali è nato il progetto #RaceAgainstTime e quelle che hanno portato me e il mio team a lanciare questa campagna con una lunga corsa in Groenlandia: una terra dove il cambiamento climatico sta provocando danni disastrosi con una ricaduta planetaria.

Il viaggio per arrivare in Groenlandia è lungo, partiamo la notte da Torino, poi in volo fino a Copenaghen.
Siamo in terra Danese, la nostra destinazione finale è Kangerlussuaq, città a sud ovest della Groenlandia, per arrivare sono altre quattro ore di volo, e quattro di fuso orario. 

Cartelli di viaggio
Credit: Stefano Rogliatti

La prima riflessione, lucida, che faccio durante il volo è che la distanza tra di noi e i luoghi dove i cambiamenti climatici fanno disastri sono enormi, forse è proprio questo che ci manca la percezione di quanto sta accadendo, anche perché nessuno ce lo racconta. 

Il mio viaggio nasce con questo scopo, con l’idea di andare in un luogo del mondo non raccontato, ma che in modo plastico ci narra quanto il riscaldamento globale stia danneggiando la terra.
Si, perché i ghiacci della Groenlandia si stanno sciogliendo, a causa del riscaldamento globale. 

Come sapete, siamo partiti in quattro: oltre a me e alla nutrizionista Felicina Biorci, il tema era composto da Stefano Rogliatti, regista RAI e operatore video ( nocche autore delle bellissime foto che vedete in questi articoli)  e lo studente di cinematografia Alessandro Ghignone.

Quando atterriamo Kangerlussuaq sono incredulo e felice, al tempo stesso.
Ancora non mi sembra vero, dopo anni che desidero questo momento, sono anni che mi occupo di ambiente, e credo che oggi uno dei ruoli indispensabili degli ambientalisti sia quello di scuotere le coscienze, attraverso azioni capaci di invertire i consumi, di obbligare tutti noi a cambiare le nostre sbagliate abitudini.

Vorrei spingere ognuno di noi a trasformasi da semplici consumatori a individui capaci di invertire la tendenza: ma perché questo avvenga bisogna sapere conoscere e rendersi conto del dramma che stiamo vivendo e che stiamo facendo vivere al pianeta terra.

Abbiamo bisogno di scuotere le coscienze, abbiamo bisogno di racconti che uniscano l’impresa anche estrema alla concretezza della nostra vita.

Groenlandia paesaggio lunare
Credit: Stefano Rogliatti

Slow Food e il suo impegno per l’ambiente: Race Against Time

Slow Food da sempre si occupa di diffondere la cultura del cibo, non solo come indispensabile gesto quotidiano e conviviale, non solo come gesto agricolo frutto del lavoro di contadini, pastori, cuochi, ma prima di tutto come gesto politico quotidiano

Oggi il pianeta terra vive una vera emergenza, il riscaldamento globale: ormai da decenni gli ambientalisti denunciano quanto gli atteggiamenti umani stiano incrinando in modo definitivo l’equilibrio che regge il globo terrestre. 

Da questi bisogni nasce la campagna Race Against Time, la mia corsa in Groenlandia per denunciare il riscaldamento della temperatura dei mari e il conseguente scioglimento dei ghiacciai. 

Un racconto di corsa sullo scioglimento dei ghiacciai

Kangerlussuaq, per i nostri standard di città è un paese che risulta fantasma, poche case un paese che si sviluppa intorno all’aereoporto, un negozio due alberghi e qualche casa. Attorno il nulla, un fiume carico di acqua una valle che si estende verso est, da dove ci dicono si raggiunge Icecap e uno dei più grandi ghiacciai della zona.

Villaggio groenlandia
Credit: Stefano Rogliatti

 Neanche il tempo di disfare le valige e obbligo i miei compagni di viaggio a salire su una macchina e andare immediatamente a Icecap. 

Voglio vedere subito cos’è il ghiacciaio, quanto si sta ritirando quali sono effettivamente i danni.

Ci accompagna un ragazzo di origine indiana che da 18 anni vive qui a Kangerlussuaq, non resistiamo e la nostra prima domanda è se lui si è accorto della differenza dei ghiacci da quando è arrivato ad adesso. 

La sua risposta è un secco si, il ghiacciaio è, a detta sua, almeno un km più corto di quando lui è arrivato. 18 anni nel tempo storico non è assolutamente nulla, eppure già si vede il cambiamento. 

Dopo 3 ore di fuori strada arriviamo su questo ghiacciaio, inizio a camminare poi provo a correre, dopo neanche un km sono sul luoghi che mi dicono prima essere completamente gelati in questa stagione, e che oggi invece sono bagnati sotto i miei piedi ghiaccio e acqua, sconvolgente, quello che mi aspettavo è vero.

Attorno a me il ghiaccio, sotto i miei piedi il ghiaccio che si scioglie.

Credit: Stefano Rogliatti

Giorno 1. La prima corsa nella tundra

Passo più di un’ora a correre tra i ghiacci, il paesaggio è lunare, nulla attorno a me, solo il ghiaccio perenne, e un caldo che a giugno pare essere molto più che raro.

Non mi trattengo e inizio a correre da li, voglio documentare tutto, voglio sentire nelle mie gambe quel territorio, sono andato in Groenlandia per correre per attraversare il Circolo Polare Artico fotografare tornare in Italia e raccontare il dramma che stiamo vivendo.

Kangerlussuaq dista 50 km, Li voglio fare subito di corsa.

 Non dormo ormai da 48 ore tra viaggio e la notte precedente, ma la stanchezza non la sento, Stefano Rogliatti decide di seguirmi in bici, l’avevamo caricata in macchina appena scesi in aeroporto: sapevamo che sarebbe andata in questo modo!

Inizio a correre, la strada dal ghiaccio diventa tundra, capisco subito che uno dei problemi che dovrò affrontare durante la traversata sarà proprio l’acqua e il ghiaccio, presenti ovunque

Parto con i piedi fradici, il caldo che si alterna di continuo al gelo del vento. Quando corro ho caldo, e sto bene ma appena mi fermo si congela. Non mi posso quindi fermare, sono solo 50 km, ma senza assolutamente nulla, un vero preambolo a quanto mi aspetterà durante i circa 200 km di traversata che devo fare. 

Uomo corre sul ghiaccio artico
Credit: Alessandro Ghignone

La prima giornata di corsa scorre tra terra battuta e arbustri bassi, inizio a vedere i primi animali, sono le renne. Noto che non c’è un albero, niente solo arbusti bassi, e tanti acquitrini oltre a fiumi da attraversare e di ponti chiaramente neanche l’ombra. 

Parto con i piedi fradici, e arrivo nello stesso modo, immagino che sarà così anche nei km successivi ma non mi preoccupo. 

Ci sono renne e volpi artiche in un paesaggio che mi si apre accanto tra una valle verde, pare mai stata così verde a giugno, e un ghiacciaio. Corro fino al paese, arrivo dopo le 23.30 ma qui sembra giorno, si perché la luce è presente tutta la notte. 

Anche questo ti cambia il metabolismo, arrivo mangio del riso che avevo preparato a casa e, finalmente, provo ad andare a dormire. 

Chiaramente appena coricato capisco che dormirò poco o niente: c’è molta luce fuori in estate e ho solo la voglia di partire per la mia traversata. 

Poche ore dopo la sveglia suona.

Giorno 2. Il monitoraggio dello sforzo in condizioni estreme

Felicina mi fa salire sulla bilancia mi attacca gli elettrodi e mi prende i parametri che servono a sapere il mio stato di salute muscolare, massa grassa magra, presenza proteica e molto altro, riprenderà all’arrivo tutti i valori.

Con la nutrizionista stiamo svolgendo un importante studio su quello che accade durante uno sforzo fisico come questo attraverso il monitoraggio di marcatori salivari di infiammazione muscolare mai testati in un’ ultra endurance. 

Preparo lo zaino, dentro il mangiare per il tempo che prevedo di correre ovvero circa 30 ore per svolgere 180 km, calcolo barrette di frutta secca biologica, palline di riso e sale, cioccolato fondente e un po’ di caffè. 

Insieme a Felicina abbiamo studiato quello che sarà il mio fabbisogno energetico, ma cercando alimenti poco impattanti sull’ambiente: io seguo un regime un regime alimentare totalmente vegetale.  

Credit: Stefano Rogliatti

Mi accorgo subito che la prudenza sarà indispensabile, non ho nulla lungo il percorso, sono in solitaria, non c’è nessuno, il telefono non prende, solo il satellitare da utilizzare esclusivamente in caso di problema molto serio. 

Non mi interessa quanto tempo ci metto, andrò piano ma con prudenza e per arrivare in fondo, quello che conta è il messaggio che porterò voglio narrare un luogo non narrato ma che viene distrutto da noi, primi responsabili del riscaldamento globale.

Da solo nella tundra

I miei compagni di viaggio fanno 15 km con me, poi mi salutano è il tempo di andare, il tempo della solitudine del viaggio. Parto con la voglia di tornare a raccontare quello che vivrò.

 Immediatamente mi sento immerso nella tundra, dove acquitrini continui cedono il passo a sentieri non segnati, a laghi immensi e parti di ghiaccio sempre più sciolti. I  laghi sono tantissimi, ovunque come anche le zone di fango, di fiumi che vanno guadati. Le zanzare ti mangiano, anche questo è strano, mi avevano detto che la grande presenza di zanzare sarebbe stata a luglio. 

Dopo le prime 10 ore di corsa e cammino mi fermo un attimo, mi avvicino al lago e con la mia tazza inizio a bere, si non ci sarà nulla fino all’arrivo, posso solo bere tra laghi e fiumi non ho alternative. 

L’acqua è fredda ma buonissima, arriva dai ghiacciai ed è pura.

 Riparto, diventa notte, lo so perché vedo sul mio orologio il tempo che passa, ma la luce non diminuisce.

 Quando si corre per così tanto tempo il problema più grande è il sonno, che quando arriva arriva, devi fermarti e dormire

Faccio il mio primo microsonno, di 10 minuti, sono tarato così, so che dopo questa piccola pausa posso ripartire tranquillo, dopo poco una volpe artica bianca meravigliosa mi attraversa il sentiero. C’è luce, anche se è notte, il sonno si confonde con la stanchezza mi siedo ammiro il paesaggio, la bellezza mi contamina, la stanchezza passa. 

Iniziano i pensieri, quelli belli quelli che ti danno energie che ti fanno pensare a cosa sarà quando tornerai in Italia, quando e come raccontare tutto questo

Il freddo durante la notte è terribile, più che per la temperatura per il vento, metto la seconda giacca, così sto bene non sento più il freddo e corro tranquillamente. 

Credit: Stefano Rogliatti

I piedi sono fradici, mi avevano detto che uno degli effetti dei ghiacci che si stanno sciogliendo è proprio la presenza di corsi d’acqua copiosi anche a giugno, ma non pensavo così tanto.

 Per un tratto di circa 15 km il mio passo viene rallentato dalla presenza costante di acqua, avanzo ad una velocità di circa 2 km all’ora, correre mi pare un miraggio. 

Poi di nuovo arbusti che colpiscono le mie gambe, ricomincio a correre riprendono i laghi, una nuova alba e poi di nuovo un caldissimo sole. 

Non mi fermo mai, se non per bere dai torrenti. La giornata trascorre, e mi trovo in un attimo a vedere il sole che inizia a scendere, quei quindici km mi hanno rallentato e invece di 30 ore suppongo di mettercene 45. 

Grazie al satellitare Garmin InReach che avevo con me, avverto i miei compagni di viaggio del mio immenso ritardo. 

Mi aspetta l’ultima salita, ancora 30 km e secondo la mia traccia GPS vedrò finalmente Sissimiut, la cittadina sul mare, che mi aspetta come un sogno ormai da 150 km

La salita è molto dura, ormai è mezzanotte, anche se la luce non lo dice per niente, e il corpo ormai si è abituato: affronto la salita, è la mia passione, la supero tutta d’un fiato, ed eccomi su un meraviglioso pianoro, ancora ghiaccio ancora ghiaccio misto ad acqua, ancora una volata su un ghiacciaio che mi aspettavo intero invece trovo frammentato, sciolto a pezzi. 

È incredibile, questo sarà quello che racconterò, un ghiaccio che ormai da perenne si sta trasformando. 

L’arrivo al mare e a Sissimiut

Villaggio artico casetta colorata Groenlandia
Credit: Stefano Rogliatti

Da un momento all’altro davanti a me si manifestano Stefano e Alessandro, i miei compagni di viaggio, sono venuti ad aspettarmi per fare insieme le ultime due ore di corsa, mi recuperano mi abbracciano e mi portano a toccare il mare.

 Il mare mi aspetta con i suoi ghiacci.

Corro in spiaggia questo viaggio è finito, adesso inizia il racconto adesso inizia la parte più importante rendere parte attiva di questa battaglia tutti coloro che sono rimasti a casa. 

Mentre corro verso il mare mi ricordo le parole del Professor Silvio Greco, biologo marino e docente presso Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo,  che recentemente durante una chiacchierata a Slow Fish mi diceva di quanto l’aumento della CO2 nell’aria sia drammatico e stia causando l’aumento dell’acidità dei mari, con conseguenti danni sulle specie marine come sui gusci dei molluschi, o come siano ormai oltre 300 le specie aliene presenti nel mediterraneo. 

Villaggio in Groenlandia
Sissimiut – Credit: Stefano Rogliatti

Dai ghiacci al deserto con RunBefore2050

Io non ho intenzione di fermarmi, penso già alla prossima corsa che sarà nel deserto del Gobi, per parlare di desertificazione e cambiamenti climatici: la mia campagna #RunBefore2050 passerà dai ghiacci al deserto.

Queste mie imprese sono dedicate alla denuncia della gravità di quanto sta succedendo con il riscaldamento globale, ma vogliono essere anche un momento di impegno concreto per tutti noi, per questo ho legato ai miei km in solitaria una raccolta fondi a favore degli Orti in Africa, un progetto che Slow Food porta avanti da anni: far crescere un orto in Africa significa garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura.

Uomini e donne come noi, protagonisti del cambiamento e del futuro del continente Africano, responsabile solo del 4% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. 

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Emergenza clima: cosa possiamo fare per aiutare l’ambiente

Chi tra voi mi segue probabilmente lo sa già: sono rientrato di recente da un breve ma intenso viaggio in Groenlandia, dove ho percorso quasi 250 km in soli quattro giorni, per denunciare con un’impresa estrema l’emergenza clima che ogni giorno colpisce gli angoli più remoti del nostro pianeta.

Nel mio ultimo post vi ho già raccontato a grandi linee la mia campagna #runbefore 2050.

In questo lungo post cercherò di andare più a fondo nei principi che guidano IL MIO MANIFESTO,:
da questi nasce la mia campagna #RaceAgainstTime e la prima tappa con il viaggio in Groenlandia.

Credit: Stefano Rogliatti

Il mio manifesto: diffondere la cultura del cibo a sostegno dell’ambiente

Oggi vorrei andare un pò più a fondo e cercherò di portare alla luce le cause e i collegamenti tra i nostri atteggiamenti quotidiani come ad esempio le scelte alimentari e il cambiamento climatico che sta danneggiando il nostro pianeta.

Abbiamo bisogno di scuotere le coscienze, abbiamo bisogno in questa società fatta di immagini, di racconti che uniscano il gesto anche estremo alla concretezza della nostra vita. 

Slow Food da sempre si occupa di diffondere la cultura del cibo, non solo come indispensabile gesto quotidiano e conviviale o come gesto agricolo frutto del lavoro di contadini, pastori, cuochi, ma prima di tutto come gesto politico quotidiano

Oggi il pianeta terra vive una vera emergenza clima con il riscaldamento globale: da ormai decenni gli ambientalisti denunciano quando gli atteggiamenti umani stiano incrinando in modo definitivo l’equilibrio che regge il globo terrestre.

 Da questi bisogni nasce la campagna Race Against Time, partita con la mia corsa in Groenlandia per denunciare il riscaldamento della temperatura dei mari e il conseguente scioglimento dei ghiacciai.

Sono profondamente convinto che se non ci occupiamo seriamente di emergenza clima, sia anche perché non riusciamo a renderci conto di quello che stanno provocando i nostri atteggiamenti.

Ormai è documentato in modo chiaro che tra le principali cause dell’effetto serra ci sia la produzione di cibo. Sappiamo che per sfamare una parte del mondo stiamo affaticando l’altra, sappiamo che gli allevamenti intensivi sono una delle cause del riscaldamento globale, eppure sembriamo di fatto estranei a quanto sta succedendo, come se in fin dei conti tutto questo non ci riguardi da vicino. 

Invece siamo noi la causa di tutto questo. 

Credit: Stefano Rogliatti

Gli attori del cambiamento

Sono convinto che ci siano tre principali player che oggi possono invertire la rotta dell’emergenza clima:

  • i consumatori
  • l’industria
  • La politica

    Sarebbe molto facile dare la responsabilità solo ad una di queste categorie, ci permetterebbe di voltare la testa ancora una volta dall’altra parte facendo come il bambino che da la colpa al vicino di banco quando viene visto chiacchierare.

     Invece, se tornassimo ad essere comunità potremmo occuparci in maniera collettiva del problema, partendo dal nostro modo di agire, per poi pretendere delle ricadute politiche e influenzare il mercato perché sia più attento al globo e non esclusivamente ad un profitto effimero e immediato.

Il viaggio in Groenlandia

Il team

Siamo partiti in quattro, oltre me, la Dottoressa Felicina Biorci, Biologa Nutrizionista dell’Univesità degli Studi di Torino, Stefano Rogliatti regista e operatore video, e Alessandro Ghignone uno studente dell’Istituto Bodoni Paravia di Torino.

Felicina Biorci – Credit: Stefano Rogliatti

Ho apprezzato molto la presenza di uno studente come Alessandro in questa impresa: sono infatti convinto che il cambiamento passi da un lavoro culturale ed esperenziale, e che le scuole debbano aprirsi sempre di più, in un periodo storico come questo, a far vivere agli studenti momenti formativi sul campo.

Ringrazio perciò anche la Preside del suo Istituto che ha accettato questa nostra proposta cogliendo l’importanza di far vivere ad uno studente insieme al suo professore una momento di studio fuori dalle consuete aule.

Credo che questo dovrebbe essere di esempio per il sistema d’istruzione del nostro paese.

Alessandro Ghignone – Credit: Stefano Rogliatti

L’obiettivo della mia impresa

Il mio obiettivo era correre in modo continuativo su un percorso di 200 km simbolico perché è un sentiero che parte da Icecap, ghiacciaio a sud ovest della Groenlandia e arriva a Sissimiut nel Oceano, percorrendo una parte del Circolo Polare Artico.


 Un percorso estremo, in solitaria e in autonomia, percorso di corsa in 48 ore senza mai incontrare nessuno, tra laghi fiumi ghiacci.
Per 48 ore non ho dormito, concentrato al mio obiettivo, accendere i riflettori sull’emergenza clima.

Il mio regime alimentare, curato dalla dottoressa Felicina Biorci, sia durante la preparazione, è quotidianamente basata su alimenti che abbiano un basso impatto ambientale, anche per questo ho un alimentazione esclusivamente vegetale, una mia scelta personale di sostenibilità ambientale ed etica, che mi permette ugualmente di allenarmi, senza alcun problema.

 Ho raccolto qualche testimonianza nei due paesi incontrati e ho potuto vedere e raccontare quanto i ghiacciai stiano negli ultimi anni sciogliendosi in modo visibile.

 Sono arrivato al mare, e mi viene spontaneo condividere, a pochi giorni dalla giornata per gli oceani, attraverso le parole del Professor Silvio Greco, biologo marino e docente presso Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che ci ricorda quanto l’aumento della CO2 nell’aria sia drammatica e stia causando tra l’altro l’aumento dell’acidità dei mari, con conseguente danni sulle specie marine come ad esempio sui gusci dei molluschi, o come siano ormai oltre 300 le specie aliene presenti nel mediterraneo. 

Abbiamo bisogno di impegnarci costantemente e tutti insieme, perché il 2050 è vicino, molto più di quanto pensiamo, ed è oggi che si deve fare la differenza. Il legame tra paesi lontani dal nostro sguardo, e la nostra poca sensibilità mi hanno portato a correre in un luogo remoto, tra i meno antropizzati del mondo, ma che esattamente come l’Africa, che stanno pagando un prezzo altissimo per il costante riscaldamento globale. 

Credit: Stefano Rogliatti

Cosa possiamo fare?

Per affrontare e combattere l’emergenza clima, servono politiche concrete perché si proceda a passi spediti verso ad esempio all’eliminazione del carbonio, si devono superare le energie fossili a favore delle energie rinnovabili, serve uno sviluppo economico che crei lavoro ma che sia ambientalmente sostenibile, in questo l’indotto alimentare è ricco di storie di successo, ma che vanno replicate. 

Come Slow Food , siamo convinti che l’agricoltura possa giocare un ruolo positivo importante nella lotta ai cambiamenti climatici e per questo crediamo che l’industria alimentare non possa essere, come spesso è, un fagocitatore di energie che consuma suolo e distrugge biodiversità. 

Dobbiamo invece puntare ad un’agricoltura che prevenga l’erosione del suolo, che rallenta la desertificazione e che gestisca in modo differente le risorse idriche. 

Con Slow Food a favore degli Orti in Africa

Queste mie imprese sono dedicate alla denuncia della gravità di quanto sta succedendo con il riscaldamento globale, ma vogliono essere anche un momento di impegno concreto per tutti noi, per questo ho legato ai miei km in solitaria una raccolta fondi a favore degli orti in Africa, un progetto che Slow Food porta avanti da anni, far crescere un orto in Africa significa garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche formare una rete di leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura; protagonisti del cambiamento e del futuro del continente Africano, responsabile solo del 4% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. 

L’obiettivo di salvare il pianeta è sicuramente più grande delle mie forze, ma tutti insieme, un piccolo passo alla volta, possiamo farcela.

Spero che condividerete questo mio pensiero: vi aspetto per correre insieme qualche tratto di questo lungo ma importante cammino!

Post in evidenza

In Groenlandia con Slow Food per raccontare gli effetti del cambiamento climatico sul Pianeta

Sabato 01 Giugno partirò per una nuova avventura: volerò verso il lontano Nord, in Groenlandia, per documentare e raccontare gli effetti del cambiamento climatico sul Pianeta.

Questo viaggio è la realizzazione di un grande sogno, che sto  per vivere grazie a Slow Food, Associazione mi sostiene da tempo come Main partner  in un progetto più ampio: sto parlando di #RunBefore2050 una campagna destinata a tutti noi, che vuole dimostrare l’importanza del gesto individuale nella vita collettiva.

Race Against Time : prima tappa GROENLANDIA

La campagna Runbefore2050
#RunBefore2050 è prima di tutto un’impresa di sostenibilità ambientale: è la data indicata dalle Nazioni Unite come di  non ritorno se non si cambieranno modalità produttive e comportamentali, in termini di crisi ambientali.

L’attenzione all’ambiente va di pari passo a quella per l’alimentazione.
Attraverso questa campagna mi faccio portatore di un messaggio importante di sostenibilità alimentare: durante le mie tappe mi alimenterò sempre su base vegetale senza l’impiego di alimenti animali ed in un’ottica di CarbonFootprint sostenibile.

Il terzo aspetto fondamentale di #RunBefore2050 è la sostenibilità sociale.
La corsa, come spesso vi racconto, è per me un veicolo, un mezzo per trasportare il messaggio di solidarietà verso le popolazioni più svantaggiate.
Anche la tappa in Groenlandia, così come quella che effettuerò a Luglio nel deserto del Gobi, farà sì che ogni km di fatica sia trasformato in un gesto concreto per il Pianeta grazie al Progetto degli Orti in Africa di Slow Food.
Adottando un Orto di Slow Food in Uganda,   permettiamo ai bambini della scuola di Kachwamba e alla comunità di quella zona rurale l’accesso a un cibo adeguato, sostenibile per la natura e l’ambiente.

Perché corro per l’ambiente

Ho quasi da sempre un’idea fissa in testa: se il mondo va così e il nostro Paese non fa eccezione, è per la nostra incapacità di occuparci del luogo comune, il vizio di vedere qualcosa come solo nostro, appena è del nostro vicino non ci riguarda e quindi possiamo andare avanti senza metterla in ordine.
Corriamo tutti il rischio di pensare e agire come se il bene comune fosse una cosa di altri e non ci appartenesse, passandoci sopra ogni volta che possiamo.

I compagni di viaggio

Il mio trascorso scout mi obbliga alla frase “Non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”.

Come ogni avventura che si rispetti, i compagni di viaggio sono degli alleati indispensabili alla buona riuscita.
A maggior ragione quando sappiamo di affrontare un terreno difficile con delle temperature proibitive, è importante prepararsi al meglio.

Oggi voglio presentarvi due professionisti che saranno al mio fianco in Groenlandia.
La prima è Felicina Biorci, biologa nutrizionista  con la quale collaboro da diverso tempo e che sta studiando con me un piano nutrizionale adatto e performante a temperature artiche e al tempo stesso sostenibile ed etico sul piano delle materie prime scelte.

Felicina Biorci

Con noi ci sarà anche Stefano Rogliatti, giornalista professionista e filmaker per la Rai, figura indispensabile alla documentazione di quanto da diversi anni accade in Groenlandia: nel 2003 scomparivano ogni anno 111 chilometri cubi di ghiaccio.
Oggi la cifra è cresciuta di quattro volte e si tratta di uno dei terribili effetti del surriscaldamento globale: se continueremo in questa direzione, si rischia un pericoloso innalzamento del livello dei mari e la scomparsa di specie animali e popolazioni viventi.

Le aziende al mio fianco
Last but not least, “Run Before 2050” è una campagna anche per le aziende, che vogliono firmando la campagna impegnarsi a svolgere azioni concrete contro i cambiamenti climatici, ogni giorno, l’azienda è quella che con le sue produzioni rischia di inquinare maggiormente: oggi però si può scegliere.

Esistono in Italia aziende che hanno deciso di seguire una direzione diversa, più sostenibile e rispettosa dell’ambiente attraverso un’attenzione ed un investimento speciale sulla qualità delle materie prime, sul controllo dei processi produttivi, sui messaggi che vengono lanciati ogni attraverso i propri canali di comunicazione.

Ecco i brand che hanno deciso di seguirmi e sostenermi in questa avventura:

Ferrino

Mara dei Boschi – Torino

Garmin

http://www.masters.it/

Dorando

Life Italia

Masseria Olimpo

Riso Gli Aironi

Ledlenser

Pastificio Reale

Finestra sul Cielo

Solgar